La struttura delle aziende agricole
Un commento di sintesi ed il riepilogo dei dati salienti dell’ultima “fotografia” sull’agricoltura emiliano-romagnola proveniente dall’indagine sulla struttura delle aziende agricole (SPA), riferita al 2007.
Le principali dinamiche strutturali
Al 2007, le aziende agricole emiliano-romagnole sono circa 82 mila (-21% rispetto al 2000), con una superficie agricola utilizzata (SAU) di quasi 1,1 milione di ettari (-5,6%). Risulta quindi costante l’andamento registrato finora da tutti i censimenti: a forti riduzioni del numero di aziende si accompagnano flessioni assai più contenute della superficie agricola. Di conseguenza, le dimensioni medie aziendali continuano ad incrementarsi, passando dai 10,75 ettari del 2000 ai 12,84 del 2007. Si conferma inoltre la significativa differenza rispetto al dato medio nazionale che nel 2007 si ferma a soli 7,6 ettari.
La chiusura delle aziende più piccole, ed il “trasferimento” di aziende dalle classi dimensionali inferiori a quelle superiori, fa sì che, al 2007, nelle circa 4 mila aziende con almeno 50 ettari di SAU (meno del 5% del totale) si concentrino oltre 440 mila ettari, il 42% dell’intera SAU regionale.
Uno degli strumenti più significativi per l’aumento delle dimensioni aziendali è rappresentato dall’affitto, in costante crescita: nel 2007 circa il 36% della SAU regionale è condotta in affitto, a fronte del 25% della media nazionale.
Per quanto riguarda la forma di conduzione, la conduzione diretta è tuttora preponderante, in Emilia-Romagna come nel resto d’Italia, interessando oltre il 93% delle aziende, alle quali fa capo l’80% della SAU regionale, con una dimensione media di 11 ettari per azienda. Le aziende condotte solo con salariati sono meno del 7% ma, disponendo del 20% della SAU complessiva, superano in media i 38 ettari. Nell’ampia categoria della “conduzione diretta” si riscontrano però situazioni assai differenziate: le aziende con solo manodopera familiare sono le più numerose e hanno una SAU media di 8,6 ettari, mentre le poche aziende in cui, pur in presenza di lavoro familiare, è prevalente l’apporto della manodopera extrafamiliare, hanno dimensioni aziendali (in media 36 ettari di SAU) che si avvicinano a quelle delle aziende con solo salariati.
Coltivazioni e allevamenti: le specializzazioni regionali
Le aziende agricole dell’Emilia-Romagna sono solo il 4,9% del totale nazionale, ma hanno un peso decisamente maggiore (8,3%) in termini di SAU. Tra le principali “forme di utilizzazione dei terreni”, risulta netta la specializzazione regionale per i seminativi: cereali, industriali, ortive, foraggere avvicendate, ecc.. Per quanto riguarda invece le colture permanenti (in Italia rappresentate in primo luogo dall’olivo, seguito da vite, fruttiferi ed agrumi), l’Emilia-Romagna non raggiunge il 6%, visto che queste si concentrano per quasi i due terzi nel Mezzogiorno; ancor più contenuta l’incidenza della regione per i prati permanenti e pascoli, tipici delle aree montane.
Con la sola eccezione degli ovicaprini, in gran parte allevati nel Mezzogiorno, tutti i principali allevamenti si concentrano nelle regioni settentrionali, con quote che, a seconda delle specie, sono comprese fra il 70 e l’85%. L’Emilia-Romagna, in particolare, “vale” da sola circa il 10% del patrimonio bovino nazionale (che sale al 15% considerando solo le vacche da latte), il 15,6% dei suini e il 19,3% degli avicoli.
Il settore zootecnico ricalca, in modo ancor più accentuato, la dinamica vista in precedenza per le aziende e le superfici agricole: rispetto al 2000 le aziende con allevamenti si riducono sensibilmente anche se, nel contempo, il numero di capi allevati subisce flessioni abbastanza contenute (bovini e suini) o risulta in lieve aumento (avicoli). Per i bovini, ad esempio, il numero medio di capi per azienda aumenta da 52 a 70 e, nel 2007, oltre l’86% del patrimonio regionale (circa 590 mila capi) si concentra in sole 3 mila aziende: quelle che possiedono almeno 50 capi ciascuna. Per i suini, poi, oltre l’87% dei circa 1,4 milioni di capi della regione è allevato in poco più di 300 aziende, che hanno almeno mille capi.
Lavoro e reddito nelle aziende agricole
Durante l’annata 2007, nelle aziende agricole dell’Emilia-Romagna hanno lavorato circa 220 mila persone, contoterzisti esclusi, per un totale di quasi 18,7 milioni di giornate di lavoro. Tali dati fanno riferimento a tutte le persone che, a qualunque titolo, hanno lavorato anche occasionalmente in azienda, ad esempio familiari del conduttore che sono pensionati, studenti, oppure occupati in via principale in altri settori. Infatti, in molte aziende, la forza lavoro familiare è impegnata nell’attività agricola solo a part time, anche perchè spesso il reddito agricolo viene integrato con quello proveniente da altre attività svolte dai componenti della famiglia.
Il confronto con il censimento 2000 indica una sensibile riduzione sia del numero di giornate totali (-27%), che della “intensità” del lavoro agricolo, visto che, in soli sette anni, le giornate per ettaro di SAU passano da una media di 23 ad appena 18. Anche in questo caso si tratta di una dinamica consolidata da tempo e alla quale concorrono più fattori: l’ulteriore sviluppo della meccanizzazione, l’adozione di indirizzi produttivi meno intensivi e la progressiva concentrazione dei terreni in aziende più grandi, che possono meglio razionalizzare l’impiego del lavoro.
Nonostante la diminuzione delle unità produttive e delle superfici coltivate, in regione il Reddito Lordo Standard complessivo aumenta sensibilmente, sia in valore assoluto che come importi unitari per azienda e per ettaro di SAU.
