APRILE 1999 - anno 27 n.4
Editoriale
LA PAC DOPO BERLINO
Paolo De Castro
A Berlino, il 25 ed il 26 marzo, i capi di Governo hanno raggiunto un accordo globale su Agenda 2000, confermando sostanzialmente le conclusioni del negoziato agricolo cui era pervenuto l'11 marzo scorso a Bruxelles, a maggioranza qualificata, il Consiglio dei ministri all'Agricoltura dell'Unione europea.
Quell'accordo, il cui contenuto consentirà all'agricoltura comunitaria nuove e più valide prospettive di rilancio - ispirate a valori di equità e competitività - è stato giustamente definito dal commissario europeo per l'Agricoltura Franz Fischler il più importante nella storia della politica agricola comune.
Era allora doveroso, ma ancor più oneroso, difendere a Berlino il nuovo modello di Pac concordato a Bruxelles e resistere alle pressioni di taluni per riconquistare le rendite di posizione perse nel negoziato agricolo dell'11 marzo, in virtù delle decisioni di ridurre i prezzi di sostegno di cereali, carne e latte, compensate dalla concessione di aiuti diretti al reddito degli agricoltori a tutto vantaggio della competitività delle imprese e della situazione della bilancia dei pagamenti. A Berlino è stato tuttavia necessario fare qualche concessione a queste pressioni. Ma l'agricoltura italiana esce comunque vincitrice dal negoziato agricolo, non subendo conseguenze significative né dallo slittamento dal 2003 al 2005 della riforma del settore lattiero-caseario, né dalla minore riduzione del 15%, anziché del 20%, del prezzo di intervento dei cereali. Anzi, soprattutto per lo slittamento della riforma dell'Ocm latte - che comporterà nel periodo 2000-2006 minori spese per circa 3,2 miliardi di Euro - nonché per la leggera riduzione degli aiuti diretti ai seminativi da 66 a 63 Euro/tonnellata, è stato possibile garantire che la spesa agricola non superi una media annua di 40,5 miliardi di Euro, conformemente all'obiettivo di stabilizzazione deciso dai ministri finanziari dell'Unione europea. E' stato così evitato il ricorso alla degressività progressiva e lineare degli aiuti, che avrebbe comportato anche il taglio dei sostegni ai prodotti mediterranei, come riso, ortofrutta, tabacco ed olio di oliva, non contemplati dal negoziato su Agenda 2000. Non è stato facile, e fino all'ultimo a Berlino si è rischiato di riaprire l'intero negoziato, ottenere allo stesso tempo un risultato finanziariamente sostenibile nel quadro della stabilizzazione reale della spesa comunitaria e una riforma veramente sostanziale della politica agricola comune. Va al riguardo riconosciuto il ruolo decisivo che la minoranza di blocco di Italia, Regno Unito, Svezia e Danimarca ha rivestito per l'esito finale del negoziato.
Questo blocco di Paesi favorevoli alle riforme - imperniate sulla riduzione dei prezzi compensata da aiuti diretti al reddito - ha portato, nonostante la forte opposizione di altri, al conseguimento di un risultato che, da una parte migliora le prospettive negoziali dell'Unione per il prossimo Round Wto e per il futuro ampliamento ad Est, e dall'altra dimostra l'importanza strategica di perseguire gli obiettivi utilizzando lo strumento della coesione con gli altri partner. L'alleanza a quattro ha consentito all'Italia di ottenere un pacchetto finanziario di 1.800 miliardi di lire in più all'anno, il che è particolarmente evidente nel settore del latte con l'aumento di quota, in quello bovino con l'incremento dei premi dal 4,8% al 9%, ma anche nel settore del vino e dei seminativi, dove l'aumento annuo di risorse finanziarie è rispettivamente quantificabile in 193 e 269 miliardi di lire. La strategia di coesione, allargata ad altri Paesi, aprirà ulteriori prospettive negoziali per la risoluzione di delicati dossier come riso e ortofrutta. Il gioco di squadra, che ha reso possibile un risultato di tale spessore, è stato avviato a livello nazionale con l'insediamento del Tavolo agricolo, con l'accordo ed il coinvolgimento del Governo. Da Berlino è venuto il riconoscimento dei capi di Governo alla essenzialità della Pac attraverso la conferma dell'accordo dell'11 marzo e lo stanziamento delle risorse necessarie al suo finanziamento. Occorre proseguire sulla strada innovatrice approvata dai capi di Governo confermando la nuova strategia negoziale fondata sulle alleanze ed innovando, a livello nazionale, il sistema amministrativo per rendere l'apparato agricolo veramente competitivo ed in grado di ben gestire i risultati ottenuti. Adesso è tempo di "sburocratizzare" l'amministrazione per renderla più snella ed efficiente, valorizzandone nello stesso tempo potenzialità a lungo inespresse proprio per il moltiplicarsi di lacci e lacciuoli che ostacolano l'attività. Il lavoro è a buon punto: la riforma dell'Aima è cosa fatta con la sua trasformazione in Agea ed il profondo decentramento delle attività; la riforma del ministero anche, con il suo snellimento e la divisione in soli due dipartimenti (l'europeo e l'italiano). L'obiettivo è quello di offrire al mondo agricolo quel fondamentale supporto di servizi e tutela di cui necessita, a partire dalla sicurezza che le risorse comunitarie saranno messe a disposizione degli operatori del settore in tempi rapidissimi - poche settimane - come già avviene a casa dei nostri principali concorrenti europei. E non ci si fermerà qui: vincere la sfida della sburocratizzazione è ben più difficile di dieci Agende 2000; comunque, ci si riuscirà.
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