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APRILE 2001 - anno 29°, n. 4

 

Editoriale

Censimento, primi dati. L'agricoltura sta cambiando

Roberto Fanfani

I risultati preliminari del quinto censimento generale dell'agricoltura, sebbene riferiti solo al numero delle aziende agricole ed alla loro distribuzione territoriale, mostrano come siano in atto trasformazioni profonde, accentuando, rispetto al passato, le già elevate differenze territoriali fra Nord e Sud, ma anche quelle fra montagna, collina e pianura. Innanzi tutto, secondo i dati del censimento, nel 2000 le aziende agricole presenti in Italia sono oltre 2,6 milioni, con una riduzione del 13,4 per cento rispetto al 1990. Occorre subito sottolineare che si tratta di una riduzione superiore a quella dei decenni precedenti.
La riduzione delle aziende subisce però una vera e propria accelerazione nelle regioni del Nord (-28,6%), più che doppia rispetto al decennio precedente. Le differenze sono però notevoli fra le regioni nord-occidentali (-40%) e quelle orientali (-20%), in particolare fra Lombardia (-43%), Emilia- Romagna (-27%) e Veneto (-14%).
Al contrario, nelle regioni del Centro-Sud, il numero delle aziende agricole diminuisce in media solo di circa il 7 per cento, anche se in alcune regioni la riduzione è superiore: Abruzzo (-22%), Marche (-19%) e Molise (-16%). I dati confermano quindi la tendenza all'aumento del numero di aziende agricole presenti nel Mezzogiorno sul totale nazionale. Tutto ciò accentua il permanere nel Mezzogiorno di aziende agricole di dimensioni medie molto modeste, sempre più distanti da quelle del Nord e degli altri Paesi europei.

In questo quadro di complessivo cambiamento si collocano i dati relativi all'Emilia-Romagna, con la presenza di poco più di 110 mila aziende agricole nel 2000. La riduzione delle aziende agricole nella regione è più che doppia rispetto alla media nazionale, ma simile alla media generale delle altre regioni del Nord. Si ha comunque un'accelerazione rispetto ai decenni precedenti ed oggi le aziende agricole dell'Emilia-Romagna sono meno della metà di quelle presenti nel 1961.
In Emilia-Romagna inoltre il calo delle aziende agricole si differenzia notevolmente a livello territoriale, con una riduzione del 37 per cento nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia e del 15 per cento per le province di Ravenna e Forlì. La forte riduzione delle aziende nell'area occidentale è stata influenzata dalla maggiore diminuzione nelle zone di montagna, che ha raggiunto anche il 40 per cento. Le anticipazioni del quinto censimento generale, pur nella loro parzialità, mostrano un quadro di riferimento che sta cambiando profondamente e in modo rapido, anche se non uniforme.
È quindi indispensabile avere a disposizione al più presto i dati definitivi del censimento per verificare se e come il calo delle aziende agricole sia l'espressione di un profondo rinnovamento generazionale che porta con sè anche un ampliamento delle dimensioni delle aziende agricole, oppure se il cambiamento nell'utilizzazione del suolo si associ a fenomeni di abbandono dell'attività soprattutto nelle zone marginali e montane. Le trasformazioni in atto sembrano comunque essere più profonde rispetto al passato e fanno delineare una nuova realtà aziendale nell'agricoltura emiliano-romagnola.

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