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APRILE 2005 - anno 33°, n. 4

 

Editoriale

Biomasse per l'energia: una risorsa da sfruttare

Il prezzo del petrolio continua a salire e non si sa quando si fermerà. E' un'emergenza per il nostro sistema produttivo, un fenomeno strutturale che mette in discussione la nostra economia - sempre più dipendente dai Paesi produttori - e che impone in tempi brevi una politica alternativa dell'energia.
Una risposta decisiva viene dai campi: utilizzare materie prime non alimentari derivanti da foreste, colture specifiche, residui agrozootecnici ed agroindustriali - le biomasse - per produrre energia. L'uso regolare di materia "verde" potrebbe far risparmiare annualmente all'Italia dai 10 ai 12 milioni di tonnellate di petrolio, riducendo le emissioni di anidride carbonica di 30 tonnellate all'anno.
Inoltre, a parità di energia prodotta, le biomasse creano dieci volte più posti di lavoro rispetto alle fonti tradizionali. Lo rivela il Rapporto realizzato da Itabia (Associazione italiana biomasse) per conto del ministero dell'Ambiente , presentato a Roma il 4 aprile scorso nella sede dell'Unacoma, l'Unione nazionale costruttori macchine agricole.
Lo stesso Rapporto sottolinea il forte ritardo dell'Europa nei piani di sviluppo delle biomasse: dal 1995 al 2001 è stato raggiunto mediamente soltanto il 20 per cento degli obiettivi prefissati. La prevalenza di aziende agricole di piccole e piccolissime dimensioni - con meno di un ettaro di superficie agricola utile - è uno dei maggiori limiti allo sviluppo delle biomasse per uso energetico.
In Italia l'utilizzo delle biomasse copre soltanto il 2-3 per cento del fabbisogno energetico nazionale: in particolare, afferma il Rapporto, "sono 31 gli impianti significativi di produzione di energia elettrica per oltre 310 megawatt, 41 quelli di riscaldamento di piccoli centri urbani per circa 200 megawatt termici, oltre 100 quelli di digestione anaerobica per la produzione di biogas da reflui zootecnici". Inoltre sono state 300 mila le tonnellate di biodiesel prodotto all'anno ed esente da accisa.
Nel breve periodo, potremmo riconvertire - prosegue il Rapporto - "almeno un milione di ettari alle colture energetiche annuali o poliennali per la produzione di biomassa da energia, il che garantirebbe una produzione annua di circa 10 milioni di tonnellate, con un potenziale energetico pari a quello di quattro milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all'anno (4 Mtep/anno)" .
Altri apporti consistenti potrebbero venire dal migliore utilizzo della risorsa boschiva (il materiale forestale disponibile è pari a circa 18 milioni di metri cubi all'anno, per 4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio), dal riutilizzo dei residui agricoli e agroindustriali (legno di potatura degli alberi da frutto, paglie dei cereali, steli, foglie, residui di diverse coltivazioni), per complessivi 7 Mtep/anno stimati, e dai rifiuti biodegradabili per produrre biogas, con un potenziale stimato di 8 Mtep/anno. In totale un potenziale di 23 Mtep/anno, che, secondo Itabia, potrebbe essere effettivamente utilizzato circa al 50 per cento, con un risparmio, appunto, di 10-12 milioni di tonnellate di petrolio ogni anno.
Le cifre e le implicazioni del Rapporto di Itabia non hanno bisogno di commenti, e rappresentano una grande opportunità per il consolidamento delle produzioni agricole non alimentari, necessarie, secondo molti economisti, per la sopravvivenza del settore primario. Si darebbe così vita ad un'economia di scala fondata sullo sviluppo delle filiere "bioenergetiche", che produrrebbe, nuovo lavoro assai più di quanto ne deriverebbe da altri settori di produzione dell'energia.
All'incontro di Roma il presidente di Itabia, Sanzio Baldini, ha ricordato infatti che la produzione aggiuntiva di un miliardo di kilowattora (Twh) all'anno tramite biomasse attiverebbe 1.700 posti rispetto ai 116 di un Twh da carbone e ai 100 di un Twh ricavato dal nucleare.

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