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APRILE 2006 - anno 34°, n. 4

 

Editoriale

FRUTTA ESTIVA: LA LEZIONE DELLE ULTIME DUE ANNATE

Tiberio Rabboni

Come andranno i prezzi delle pesche, delle nettarine e dell'altra frutta estiva nel 2006?
Difficile dirlo. Le notizie che arrivano dai Paesi mediterranei ed europei non sono rassicuranti: le produzioni sembrano essere complessivamente in aumento rispetto allo scorso anno, quando, com'è noto, le eccedenze produssero una forte crisi del mercato italiano ed un impressionante crollo dei prezzi agricoli. D'altra parte, l'andamento dei consumi interni ed internazionali di frutta fresca non offre motivi per immaginare l'assorbimento di una eventuale maggiore produzione.
Vedremo nelle prossime settimane se le notizie di questi giorni saranno confermate. Speriamo di no.
Di certo, una conferma prospetterebbe un altro anno, il terzo consecutivo, di difficoltà per i produttori emiliano-romagnoli e per uno dei comparti regionali più significativi. Si può reggere a tre anni consecutivi di difficoltà, di crisi di mercato, di prezzi agricoli non remunerativi e di reddito in disavanzo? Sicuramente non si può, ma soprattutto non si può accettare di subire per tre anni la crisi senza reagire, senza tentare di riorganizzare la produzione e la filiera, senza l'ambizione di fare di più e meglio dei nostri diretti concorrenti mediterranei ed europei che da qualche anno conquistano, a discapito nostro, fette crescenti di mercato.
L'estate 2006 non deve essere uguale alle due precedenti: si deve predisporre per tempo un progetto per gestire quote significative di eventuali eccedenze di prodotto, si devono promuovere per tempo tutti i buoni argomenti per incrementare in Italia e all'estero il consumo di frutta fresca regionale, si deve soprattutto creare, recuperando il tempo fin qui perso, la vera condizione per spuntare in modo duraturo prezzi agricoli finalmente remunerativi: riorganizzare la filiera dal produttore al consumatore e costruire strumenti commerciali unici o aggregati per il comparto, per gli agricoltori, per le cooperative e le organizzazioni dei produttori.
Solo con questi strumenti ci si potrà confrontare con concorrenti internazionali che già agiscono sui mercati con strumenti commerciali unici, impostare strategie commerciali di reciproca convenienza con la grande distribuzione organizzata, posizionarsi in modo significativo sull'estero e in particolare sui nuovi grandi mercati internazionali, valorizzare le produzioni più aderenti alle richieste dei consumatori.
La Regione intende fare la sua parte. Nelle prossime settimane non solo presenteremo progetti e proposte per le eventuali emergenze estive e per promuovere i consumi, ma renderemo pubblica la scelta di destinare una parte rilevante dei fondi del nuovo Piano regionale di sviluppo rurale alle iniziative di aggregazione commerciale e produttiva e alla riorganizzazione delle filiere, anche nella prospettiva di una nuova organizzazione comune di mercato dell¿ortofrutta.
Naturalmente è indispensabile che anche altri facciano la loro parte. Anzi, in verità, senza la volontà e l'impegno degli agricoltori, delle cooperative, delle organizzazioni dei produttori, degli industriali e dei soggetti della distribuzione le cose sono destinate a restare come sono.
In tal caso non potremo che continuare ad affidarci allo "stellone" nazionale.

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