APRILE 2011 - anno 39°, n.4
Editoriale
Due scelte regionali per una nuova agricoltura
Tiberio Rabboni
La produzione lorda vendibile dell’agricoltura emiliano-romagnola ha registrato a fine 2010 un aumento di quasi 12 punti percentuali sull’anno precedente. Ancora una volta il settore primario traina la ripresa dell’economia regionale, in particolare dei comparti che stanno a monte e a valle delle imprese agricole, il cosiddetto indotto. Molti prezzi agricoli sono aumentati, così come gli investimenti aziendali e le esportazioni. Non sono invece cresciuti i redditi. Le cause sono sempre le stesse: i costi di produzione che aumentano più dei prezzi pagati agli agricoltori e le persistenti debolezze della componente agricola nelle filiere agroalimentari che accompagnano il prodotto verso il consumatore finale.
Il mondo agricolo sta reagendo. Chiede l’attuazione dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta, cerca di promuovere filiere di trasformazione alimentare governate dai produttori, sollecita la riorganizzazione e l’unificazione delle rappresentanze economiche di prodotto, reclama controlli rigorosi e reciprocità di regole sulle importazioni, considera urgente la riduzione degli oneri burocratici e di tutti i maggiori costi del “sistema Italia” rispetto al resto d’Europa.
Sono obiettivi sacrosanti che sosteniamo e che cerchiamo di realizzare ovunque ci sia la possibilità di farlo. C’è però un’altra chiave che può aprire la porta della redditività. In Europa la chiamano agricoltura contrattualizzata. È un sistema di commercializzazione trasparente e regolato tra gli agricoltori e gli altri soggetti della filiera che stabilisce, prima dell’inizio dell’annata agraria, quantità, qualità e meccanismi di formazione dei prezzi. Esattamente il contrario di quanto avviene ora. Il sistema naturalmente funziona se la parte agricola è effettivamente in grado di rappresentare la volontà della maggioranza dei produttori e se le regole che si concordano assumono un formale valore legale per tutti i soggetti coinvolti. Questo tipo di agricoltura è già una realtà in molte parti del mondo ed è uno dei principali argomenti di innovazione della Pac 2014-2020, dal momento che può rispondere sia alla domanda di stabilizzazione dei redditi, sia alla richiesta di certezza degli approvvigionamenti da parte dell’industria alimentare europea, una questione destinata a crescere di importanza nei prossimi anni.
Per tutto ciò la Regione ha deciso di giocare d’anticipo e di mettere in campo due nuovi strumenti di “agricoltura contrattualizzata”: la possibilità di costituire organismi a carattere regionale o interregionale che in base alle norme europee vigenti possono essere sede di regolazione dei rapporti tra aziende di produzione, trasformazione e distribuzione, e un codice volontario di “buone regole” commerciali tra i nostri produttori di agroalimentare di qualità e la grande distribuzione che opera in Emilia-Romagna.
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