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DICEMBRE 1999 - anno 27 n. 12

 

Editoriale

Una legge innovativa per l'agroalimentare

Dario Manghi

Oltre 70 mila imprese, quasi 70 mila addetti, un valore aggiunto vicino ai 5 mila miliardi di lire. Bastano questi pochi dati a testimoniare l'importanza dell'industria agroalimentare in Emilia-Romagna, che è al secondo posto in Italia e che, con la sua notevole dinamicità, caratterizza fortemente il tessuto produttivo della regione. È perciò di particolare rilievo la legge - approvata dal Consiglio regionale il 25 novembre scorso - che incentiva lo sviluppo e la qualificazione dei sistemi e delle imprese agroalimentari, per aumentarne la competitività nel rispetto dell'ambiente, consentire una partecipazione adeguata e duratura dei produttori agricoli ai vantaggi economici delle iniziative e concorrere al consolidamento nell'occupazione diretta e nei servizi.
Per i primi due anni di funzionamento della legge - il 2000 e il 2001 - si prevede uno stanziamento di 40 miliardi sotto forma di aiuti in conto capitale fino al 40% della spesa ammessa a contributo, che produrranno un investimento finale di 100 miliardi. La legge contiene diverse novità.

I beneficiari non saranno soltanto le cooperative agricole ed i loro consorzi, ma anche le piccole e medie imprese private, le aziende agricole che lavorano, trasformano e commercializzano prodotti agricoli, le associazioni di produttori agricoli costituite in società di capitali. Verrà data la priorità non solo agli interventi che riguarderanno produzioni di qualità riconosciuti dalle normative comunitarie, nazionali e regionali e metodi di produzione biologica o comunque rispettosi della salute e dell'ambiente, ma anche a quelli di consolidamento dei sistemi produttivi locali, di promozione delle zone svantaggiate ed ai progetti per aumentare l'occupazione e favorire l'ingresso dei giovani nel mondo imprenditoriale.

Altra novità interessante è la sinergia dei finanziamenti con quelli previsti per sostenere le imprese di lavorazione, trasformazione e commercializzazione nell'ambito del Piano regionale di sviluppo rurale in attuazione di Agenda 2000: sono ipotizzate nel periodo 2000-2006 risorse comunitarie, nazionali e regionali per altri 151 miliardi di lire, con un investimento finale stimato in circa 380 miliardi. Due ultimi aspetti degni di nota sono l'utilizzo degli interventi nell'ambito della 'programmazione negoziata' (patti territoriali, contratti di programma e d'area) e per la ristrutturazione di imprese agricole e agroalimentari in difficoltà, ad integrazione di provvedimenti statali.
Il provvedimento ha voluto rispondere ad obiettive esigenze di un comparto vitale per l'economia emiliano-romagnola. Va ricordato che le imprese del settore potranno essere immesse nel circuito del commercio internazionale, utilizzando lo 'sportello' per l'export creato dopo l'accordo tra Regione, ministero per il Commercio estero, Ice, Sace e Simest siglato a fine ottobre a Bologna. Anche questa volta, crediamo, il settore pubblico ha fatto la sua parte.

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