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DICEMBRE 2005 - anno 33°, n. 12

 

Editoriale

Bieticolo-saccarifero, lavoriamo per il futuro

Tiberio Rabboni

La riforma dell'Organizzazione comune di mercato dello zucchero, approvata all'unanimità dai ministri dell'Agricoltura dell'Unione europea, pone una seria ipoteca sul futuro del nostro settore bieticolo-saccarifero. Non si tratta solo della riduzione programmata del 50% dell'attuale produzione italiana, bensì del rischio, implicito nell'impostazione stessa della riforma, di una cancellazione totale o parziale della restante quota.

Le misure di compensazione e di integrazione dei prezzi della barbabietola e dello zucchero esauriranno, infatti, i loro effetti allo scadere dei prossimi 5 anni. Dopodiché o il settore italiano avrà recuperato il differenziale di produttività industriale e di resa zuccherina con i Paesi del Nord Europa o sarà inevitabilmente messo di fronte ad un ulteriore improrogabile ridimensionamento. La cosa più importante da fare oggi, se davvero si vuole dare una possibilità di futuro duraturo al bieticolo-saccarifero italiano, è una riorganizzazione tarata non sulla fase transitoria, ma su quella successiva e di lungo periodo. In altri termini, occorrono scelte che consentano di avvicinare i nostri costi e la nostra produttività alla media europea.

Da questo punto di vista tre problemi sono da risolvere rapidamente: la certezza delle provvidenze economiche previste per la fase transitoria; la certezza della fattibilità della riconversione delle produzioni bieticolo-saccarifere da dismettere; la certezza di una localizzazione degli stabilimenti saccariferi restanti effettivamente rispondente a criteri economici di minima incidenza dei costi di trasporto e di massima resa industriale e colturale.

Sulle provvidenze è urgente che il Governo dia formale copertura finanziaria ai 65 milioni di euro autorizzati all'Italia come aiuto di Stato a favore del comparto per assicurare, assieme agli altri interventi decisi dall'Ue, prezzi minimamente remunerativi nella fase transitoria, fase che peraltro dovrebbe essere prorogata almeno al 2014 per avere il tempo realisticamente necessario a recuperare il gap che ci separa dall'Europa del Nord.

Sulla riconversione, in particolare verso produzioni bioenergetiche, è indispensabile definire al più presto un Piano nazionale che finalizzi le risorse comunitarie a veri e propri progetti industriali e che definisca, di concerto con i vari ministeri interessati, gli interventi di sostegno al decollo di queste nuove attività in Italia. Occorrono un regime di sgravi fiscali che compensi il differenziale di costo con i derivati del petrolio e con le bioenergie di provenienza straniera; un programma di miglioramento genetico delle produzioni agricole per l'energia; un programma di sostegno allo sviluppo tecnologico e dimensionale di questo nuovo comparto industriale.

Infine, la localizzazione di impianti saccariferi deve seguire il criterio della minimizzazione dei costi e della massimizzazione dei vantaggi competitivi. In altri termini bisogna puntare a dare vita ad un vero e proprio distretto interregionale del bieticolo-saccarifero: un areale delimitato dove si possa esprimere la massima concentrazione di competenze, professionalità, organizzazione, saperi tecnici e scientifici per convergere rapidamente verso più elevate prestazioni industriali ed agricole e contemporaneamente minimizzare i costi della logistica e dei trasporti.

L'Emilia-Romagna, che oggi produce quasi il 60% dello zucchero italiano, è il cuore di questo nuovo distretto e per questo si candida a sostenere la presenza di almeno 4 stabilimenti saccariferi di elevata produttività e capacità competitiva. È il nostro contributo nazionale alla sopravvivenza ed al futuro della produzione bieticola e saccarifera italiana.

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