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DICEMBRE 2008 - anno 36°, n. 12

 

Editoriale

Non si fanno le nozze con i fichi secchi

Tiberio Rabboni

Le stime sulla Plv agricola 2008 dell'Emilia-Romagna dicono che raggiungeremo i livelli del 2007, superando i 4 miliardi di euro di valore. Non altrettanto avverrà per i redditi degli agricoltori, che scenderanno sotto i limiti di guardia. Carburanti, energia, fertilizzanti, agrofarmaci, mezzi meccanici, assicurazioni hanno aumentato quest'anno il costo medio dal 20 al 60%, mentre i prezzi all'origine di diversi prodotti agricoli (cereali, patate, ortaggi, barbabietola, girasole, vino, ecc.) sono diminuiti in percentuali analoghe. Insomma, un 2008 da dimenticare.

Il malessere tra gli agricoltori è grande. Ancora più grande è la delusione nel constatare che il Governo nazionale, anziché soccorrere un settore di grande potenzialità e suo malgrado in difficoltà, riduce le già poche risorse ad esso destinate. Le manifestazioni promosse nelle settimane scorse da alcune organizzazioni imprenditoriali agricole hanno chiesto a gran voce il ripristino nella Finanziaria 2009 dei fondi per le coperture assicurative, per lo sgravio dei contributi previdenziali, per il piano irriguo nazionale, oltre a misure urgenti di defiscalizzazione per ridurre l'incidenza degli aumenti di costo dei mezzi tecnici e per attenuare la morsa finanziaria che soffoca le aziende più vitali ed innovative.

Dal Governo ancora nessuna risposta. Il silenzio è stato in qualche modo coperto dalla grancassa per i risultati del negoziato sulla Politica agricola comune. L'Europa, che alcuni continuano a considerare matrigna, ci porta in casa un po' di quei soldi che in Italia scarseggiano per sostenere produzioni di particolare rilievo e qualità e per adeguare le imprese alle sfide del cambiamento climatico, delle energie rinnovabili, dell'uso oculato dell'acqua. Non cifre enormi e non solo per il nostro Paese, risorse che l'Europa già destinava ai nostri agricoltori, ma comunque soldi per sostenere produzioni e necessità generali di ammodernamento. Ad essi aggiungeremo i nostri: quelli dello sviluppo rurale, i 142 milioni di euro per i progetti di filiera, l'aumento delle dotazioni per gli Agrifidi, le azioni contro la recessione previste dal bilancio regionale 2009.

Il negoziato europeo ci ha anche portato un aumento della quota latte del 5% dal 2009, per tentare di chiudere definitivamente l'annosa questione degli sforamenti di produzione e delle multe correlate. Vedremo , se la distribuzione delle quote agli 'sforatori' rispetterà la legalità e la par condicio con tutti gli altri allevatori. Su questo punto saremo inflessibili. L'aumento della quota comporterà anche qualcos'altro, estremamente negativo: il calo del prezzo del latte e una maggiore pressione dell'offerta di latte per i formaggi Dop. Chi ha voluto l'aumento della quota in un'unica soluzione deve sentirsi responsabile anche di ciò che questa situazione può provocare sulla redditività delle nostre migliori produzioni.

Chiediamo al Governo di assicurare, contestualmente all'assegnazione delle nuove quote, adeguate integrazioni al prezzo del latte e la programmazione della produzione lattiera e di formaggi Dop in sintonia con le reali potenzialità di collocazione sui mercati. Per il resto attendiamo fiduciosi. Un'agricoltura che vuol essere competitiva non può fare le nozze con i fichi secchi.

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