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FEBBRAIO 1999 - anno 27°, n. 2

 

Editoriale

Il giro della prigione

Guido Tampieri

Il negoziato su Agenda 2000 è entrato nella fase cruciale. Latte, carne, vino, riso attendono una nuova organizzazione di mercato; l'ortofrutta reclama maggiore considerazione.
Le imprese, tutte, anche in previsione di un'ulteriore liberalizzazione dei mercati, chiedono politiche che guardino oltre gli attuali equilibri, agendo sui fattori strutturali, che accrescono la competitività, e sui fattori culturali, che sorreggono il patto sociale tra agricoltura e società.
Solo un pazzo può sottovalutare l'importanza del sostegno attivo della Comunità europea in campo agricolo. Ma bisogna essere ciechi per non vedere i limiti di questa Pac, per non coglierne le contraddizioni, non misurarne gli effetti distorsivi.
La posizione negoziale dell'Italia va ancorata a due concetti chiave: riforma e riequilibrio. La richiesta di un cambiamento profondo delle politiche è la sola strategia che ci può consentire di incrinare gli interessi coalizzati nella conservazione dell'esistente, per costruire un nuovo equilibrio tra i Paesi e tra i settori.
Il riequilibrio dei rapporti finanziari che rivendichiamo va legato alle riforme, deve diventare lo strumento per governare l'evoluzione armonica delle produzioni e dei territori. Non c'è solo, oggi, una spesa comunitaria sbilanciata; non c'è solo una spesa improduttiva, che non costruisce il futuro. C'è una spesa dannosa, che devia le scelte imprenditoriali su binari morti, che si mangia il futuro.Basta guardare alle dinamiche dei settori in Emilia-Romagna, per rendersi conto di quanto abbia inciso negli anni '90 una politica europea squilibrata sul versante dei seminativi e sorda alle esigenze di altri comparti. Questi sono i temi. La discussione sulla quantità globale delle risorse che l'Unione europea destina all'agricoltura va legata all'evoluzione delle politiche.
Abbiamo già lavorato abbastanza per il re di Prussia. Un sano realismo ci fa dire che non vi potranno essere grandi cambiamenti. Ma le basi della svolta che le circostanze renderanno necessaria nel 2006 vanno gettate ora. La delegazione italiana mostra di esserne consapevole. Contiamo di vedere i frutti di questo ritrovato protagonismo.

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