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FEBBRAIO 2000 - anno 28°, n. 2

 

Editoriale

Una nuova politica per l'agricoltura del 2000

Riccardo Deserti

33 All'alba del nuovo millennio, la nostra agricoltura si trova nuovamente ad affrontare i problemi che ci hanno accompagnato negli ultimi anni. Se lo scenario complessivo appare oggi 'stabilizzato' dall'ingresso dell'Italia nell'area dell'euro e dalle solide basi di Agenda 2000, guardando all'immediato futuro il calendario propone numerosi ostacoli ed appuntamenti 'chiave'. C'è un problema su tutti: l'agricoltura si regge su una Pac che ogni anno costa ai cittadini europei qualcosa come 80 mila miliardi di lire in aiuti 'diretti' del Feoga, che corrispondono a circa 550 mila lire per ogni lavoratore comunitario.
Se gli accordi raggiunti con l'Agenda 2000 assicurano per alcuni anni la continuità della spesa, non si sa per quanto tempo potranno essere giustificati i livelli attuali e, comunque, saranno difficilmente aumentabili anche in relazione all'accettabilità 'sociale' del loro costo pro-capite. In tale prospettiva, e tenendo conto dei rilevanti appuntamenti dei prossimi anni - i negoziati sul commercio internazionale in seno alla Wto, la verifica intermedia di Agenda 2000 e l'allargamento dell'Ue ai Paesi dell'Est europeo - occorre quindi capire quale sia il ruolo dell'Italia e, in particolare, del sistema agricolo emiliano-romagnolo.

Un sistema che, se da un lato sconta ritardi strutturali e numerosi vincoli, dall'altro può guardare al futuro con coraggio e senso di responsabilità pensando ai tanti elementi che costituiscono potenzialità - spesso inespresse - di sviluppo. Ci si riferisce innanzitutto al bacino delle specificità e dei prodotti tipici, alla notorietà internazionale del territorio, al ruolo logistico di 'cerniera' tra Nord e Sud e al knowhow tecnologico e produttivo esistente in Emilia-Romagna.
Tutti elementi che ben si sposano con le tendenze di un mercato finale che diventa sempre più esigente in termini di informazione, di sicurezza e di sostenibilità ambientale delle produzioni, che assume dimensioni geografiche 'globali' e ricerca nuovi rapporti con il territorio e la società aprendo spazi per un modello multifunzionale di agricoltura. Se questa è l'area dello sviluppo non dobbiamo dimenticare che, al suo fianco, rimangono - e per molti anni ancora avranno un peso significativo - le produzioni indifferenziate, le commodity (colture estensive, ma anche buona parte dei prodotti zootecnici ed ortofrutticoli).

Pertanto, nel disegno futuro non si potranno dimenticare le attenzioni ai caratteri strutturali della competitività volti a trasferire l'efficienza - anche di costo di produzione - alle imprese. Dalla contrapposizione tra questi elementi di criticità e di opportunità emerge il vero 'nodo' dello sviluppo futuro: per guidare e rilanciare su basi nuove l'agricoltura occorre ripensare ed innovare il sistema di politica agricola. Un processo che non può avvenire per singoli pezzi: occorre invece ripensare in modo organico la politica fiscale, previdenziale, del lavoro, del credito, degli incentivi.
A livello regionale molti importanti passi sono stati compiuti. Ora e nei prossimi anni la sfida si sposta a livello centrale, verso la riforma della burocrazia agricola e soprattutto verso la prossima definizione della legge di orientamento dell'agricoltura italiana. Passi importanti per il futuro del settore che potranno essere realmente efficaci solo se verranno compiuti seguendo un approccio coerente alle esigenze dei modelli agricoli regionali.

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