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FEBBRAIO 2007 - anno 35°, n. 2

 

Editoriale

Il clima è sconvolto, l'acqua è più preziosa

Tiberio Rabboni

I cambiamenti del clima ci chiamano a nuove e pressanti responsabilità.
Bisogna mutare, e in fretta, i comportamenti e le priorità. L'inerzia e l'immobilismo servono solo ad accrescere i danni. Eventi considerati fino a pochi anni fa occasionali o addirittura estremi si ripetono ormai con crescente frequenza ed intensità. Il riscaldamento globale è destinato, se non sarà contrastato, a sconvolgere il nostro pianeta ed a mettere in discussione assetti secolari, come ha autorevolmente confermato il rapporto Onu presentato nei giorni scorsi a Parigi.
La perdurante assenza di precipitazioni e le elevate temperature di questo improbabile inverno non sono che l'ultima e più eclatante manifestazione di ciò che avviene.

Dunque, bisogna agire.
L'Emilia-Romagna deve e vuole fare la sua parte fino in fondo, a cominciare dal contenimento delle emissioni dei gas responsabili dell'effetto serra. Con i piani regionali per l'energia, per lo sviluppo rurale e per le acque puntiamo a ridurre di 6 milioni di tonnellate i gas-serra, di 500.000 tonnellate la CO2, e di 60 milioni di metri cubi il consumo di acqua entro il 2016.
Se vogliamo davvero contrastare il cambiamento climatico senza che questo si trasformi in una limitazione delle opportunità di sviluppo bisogna adottare nuovi sistemi di mobilità, energie rinnovabili, produzioni ecologicamente sostenibili, una drastica riduzione dei consumi energetici ed idrici.
Alla riduzione dei consumi idrici l'agricoltura può concorrere in più forme.
Con le risorse del piano irriguo nazionale e del programma regionale di sviluppo rurale vanno potenziate le infrastrutture, va incentivato l'uso plurimo - agricolo, civile ed industriale - delle acque, migliorata l'efficienza delle reti di distribuzione.
Va progressivamente ridotta l'irrigazione per scorrimento, utilizzando sistemi ed impianti per risparmiare la risorsa idrica che possono contare su finanziamenti della Regione erogati tramite un apposito fondo e il programma di sviluppo rurale 2007-2013. L'acqua va stoccata in piccoli e medi invasi, come si è già cominciato a fare in Romagna, per usarla nei periodi di maggior bisogno.

Va creata subito una cabina di regia, un'Authority di governo del bacino del Po - per non farci trovare più impreparati di fronte alle emergenze - e va eliminato lo squilibrio nella distribuzione d'acqua che attualmente vede l'Emilia-Romagna utilizzare solo 1, 4 miliardi di metri cubi sui circa 22 prelevati annualmente per irrigare.
Il resto finisce in Lombardia, Piemonte e in piccola parte nel Veneto. E infine, va ripensata la tariffazione, introducendo il pagamento misto dell'acqua irrigua a superficie ed a consumo.
L'Emilia-Romagna ha cominciato a fare la sua parte sul fronte del risparmio, riducendo nel 2006 i consumi d'acqua di 95 milioni di metri cubi. Nel 2007 dobbiamo migliorare ancora, mettendo in campo tutte le energie disponibili. Ce lo chiede la realtà che sta cambiando come non mai sotto i nostri occhi.

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