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GENNAIO 2000 - anno 28°, n. 1

 

Editoriale

Agricoltura e politica della concorrenza

33 Il settore agricolo italiano è parzialmente esente dalla normativa antitrust che regola la concorrenza, ma questa condizione particolare non si traduce automaticamente in benefici economici e sociali per tutti gli attori della filiera, dal produttore al consumatore, ne' in un incentivo alla soluzione dei molti problemi irrisolti della catena agroalimentare. Contrariamente ad un'idea assai diffusa, il mercato dei prodotti agricoli è ben lontano dalla concorrenza perfetta.
Da un lato, un'ampia offerta ha dimensioni tipicamente locali o regionali ed è destinata a poche imprese di trasformazione e commercializzazione. Dall'altro, il carattere locale del mercato, l'omogeneità dei prodotti agricoli e la rigidità dell'offerta favoriscono tra gli acquirenti l'espandersi di intese basate generalmente su bassi prezzi pagati agli agricoltori.
In questo quadro, la regolazione della concorrenza potrebbe avvenire, come accade ad esempio negli Stati Uniti od in Francia, promuovendo lo sviluppo dell'associazionismo agricolo, per permettere agli agricoltori di controbilanciare il potere di mercato degli acquirenti, e, di conseguenza, favorire un aumento della produzione, aumentare la remunerazione all'azienda agricola, ridurre i prezzi pagati dai consumatori.

I radicali cambiamenti che investono il sistema agroalimentare vedono mutare anche i tradizionali scambi del mercato aperto: ma l'agricoltura italiana appare impreparata a superare le carenze strutturali dell'offerta, mentre l'associazionismo non ha compiuto grandi progressi. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato potrebbe dare un contributo determinante per rimuovere questi ostacoli.In primo luogo, dimostrando che l'esenzione dalle norme antitrust per il settore agricolo non è un privilegio o una benevola concessione ad una categoria di produttori in difficoltà, ma invece l'adattamento delle regole della concorrenza alle esigenze di un mercato specifico. Un secondo contributo consiste nel dare una risposta attenta ed appropriata al problema del controllo dell'offerta : senza questo controllo i costi in termini di efficienza e crescita della produzione agricola e del mercato agroalimentare possono essere tanto elevati da rallentare sensibilmente lo sviluppo del benessere sociale.

Un terzo contributo è legato alla definizione del mercato rilevante, che oggi ha dimensioni internazionali e comporta un cambiamento delle condizioni nella domanda, quindi anche delle modalità e dell'ampiezza nelle quali si svolge la concorrenza tra le imprese. Di questi e di altri temi si è discusso nei giorni scorsi a Bologna, in un convegno organizzato dall'assessorato regionale all'Agricoltura. Se l'associazionismo è la leva fondamentale su cui agire, alle istituzioni pubbliche spettano due compiti: definire un quadro normativo che lo irrobustisca evitando, nello stesso tempo, il ricorso a forme di sostegno dell'associazionismo e della cooperazione che si trasformino in fenomeni di concorrenza sleale nei confronti delle industrie alimentari e della commercializzazione non cooperative.

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