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GENNAIO 2003 - anno 31°, n. 1

 

Editoriale

È stato un 2002 difficile per le campagne

Un anno da dimenticare per l'agricoltura emiliano - romagnola, soprattutto a causa dell'andamento meteorologico, che ha rivoluzionato il clima e le stagioni. Un primo bilancio tracciato dalla Coldiretti alla fine del 2002 non ha lasciato adito a dubbi. Penalizzato fortemente il settore vegetale, in particolare l'ortofrutta, con una diminuzione di produzione lorda vendibile stimata superiore al 10% rispetto al 2001. Hanno sofferto pesche e nettarine, produzioni regionali di punta, ma anche cocomeri e meloni - per loro le quotazioni più basse dell'ultimo decennio - e le pere, sulle quali ha pesato un aumento della produzione europea di circa il 10 per cento.
Non cambia lo scenario per le colture industriali. Quasi disastrosa la campagna bieticolo - saccarifera, con bassissime rese di saccarosio per ettaro. Mediocre la campagna cerealicola, nella quale le maggiori semine hanno compensato il calo di resa dovuto alla siccità per il grano tenero, e con una minor produzione di frumento duro e di mais. Le patate hanno scontato una delle annate
peggiori degli ultimi anni.
Minore produzione per il vino (-12,5% rispetto al 2001) e qualità mediamente buona.
Note meno pesanti nel settore della carne bovina, con una ripresa dei consumi trainata dalla razza romagnola; ha influito positivamente lo sforzo dei produttori per garantire la rintracciabilità. Prezzi pesanti invece per i suini e gli avicoli; abbastanza soddisfacente la situazione per il settore ovino. Dunque, redditi degli agricoltori piuttosto magri, sia pure con le dovute eccezioni. Per quanto riguarda i danni da maltempo, si vedrà come funzionerà il nuovo sistema di aiuti basato sulle polizze assicurative multirischio, che non sembra privo di limiti. Su un altro fronte, "fare sistema" con strumenti e strutture competitivi è indispensabile soprattutto per i comparti come quello ortofrutticolo, tra i più esposti alla concorrenza internazionale.
Il 2003, stando a molti osservatori, non sarà un anno facile, come per esempio ha sottolineato la Confagricoltura in un suo memorandum. Dalle quote latte al decollo effettivo dell'anagrafe bovina, dalla bieticoltura chiamata alla prova di un nuovo assetto industriale alle malattie diffuse come l'influenza aviare e la lingua blu, dal crollo della coltivazione di oleaginose come la soia (-53% di superfici investite per il venir meno dei sostegni comunitari) il percorso, secondo Confagricoltura, si preannuncia accidentato. Sarà anche l'anno del varo della revisione di medio termine della Pac, della ripresa dei negoziati sul commercio internazionale, delle revisioni di alcune importanti Ocm, tra cui quella dello zucchero.
Per restare in Emilia-Romagna, va segnalata la tendenza alla concentrazione fondiaria in mani non agricole, con un rialzo dei prezzi della terra. Un richiamo molto preoccupato è venuto dal recente congresso regionale della Confederazione italiana agricoltori, con la
proposta di un piano in cui Regione, ministeri, banche uniscano gli sforzi per calmierare il mercato e favorire in primo luogo l'insediamento dei giovani imprenditori. La Finanziaria non ha dato purtroppo nessun segnale per questo come per altri problemi strategici, mentre le risorse finanziarie da mobilitare sono ingenti. Ma senza forze nuove, dove va l'agricoltura?

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