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GENNAIO 2006 - anno 34°, n. 1

 

Editoriale

ANCHE LA CRISI AVICOLA INSEGNA A LAVORARE ASSIEME

Le feste di Natale e di Capodanno hanno portato un modesto sollievo al commercio di carne bianca, grazie all'aumento del consumo di tacchino.
Ma il comparto avicolo, travolto dalla "pandemia mediatica" originata dalla paura dell'influenza aviaria, resta in crisi, con oltre 30 milioni di polli invenduti e perdite stimate in 80 milioni di euro al mese.
Siamo al paradosso: un comparto estremamente avanzato, in grado di garantire la salubrità dei propri prodotti grazie ad un numero enorme di controlli sia sugli animali, sia sul prodotto finito, è messo in ginocchio senza alcuna responsabilità propria, per timore di qualcosa che non esiste.
In Emilia-Romagna, dove si concentra il 30% della produzione nazionale, la crisi ha già causato contraccolpi occupazionali: dapprima nel Ferrarese e, alla fine del 2005, la cessazione del lavoro negli stabilimenti della Centrale avicola romagnola - Pollo del Campo di Forlì e Faenza (gruppo Amadori) con l'incombente licenziamento di 200 lavoratori, che va scongiurato.
La crisi rischia di coinvolgere altre realtà produttive: si può e si deve contrastare questa tendenza. Gli strumenti esistono: da un lato, la corretta informazione ai consumatori; dall'altro, puntuali misure di sostegno alle imprese in difficoltà.
Il Parlamento italiano ha approvato la legge 244 del 30 novembre 2005 "Misure urgenti per la prevenzione dell'influenza aviaria", che affida al Mipaf, d'intesa con il ministero dell'Economia, l'emanazione dei decreti necessari per avviare gli interventi previsti, ovvero sostegni agli allevatori, alle imprese di macellazione, ai grossisti (sospensione o differimento dei termini per versamenti tributari, contributivi, previdenziali, per operazioni creditizie e di finanziamento, o ancora contributi agevolati per accendere mutui destinati alla riconversione delle imprese colpite dalla crisi). Nella legge è anche contenuta l'autorizzazione ad Agea - l'ex Aima - ad acquistare carni congelate avicole ed altri prodotti avicoli freschi da destinare ad aiuti alimentari, per un quantitativo non superiore a 17 mila tonnellate ed un importo di 20 milioni di euro.
Purtroppo queste misure non hanno ancora un'adeguata copertura finanziaria e manca il via libera da parte dell'Unione europea. Anche il decreto legge "Interventi urgenti per i settori dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pesca e della fiscalità d'impresa", licenziato dal Consiglio dei ministri il 29 dicembre scorso, non prende in considerazione il settore avicolo.
Per questo occorre che Governo e Parlamento, pur nella fase conclusiva della legislatura, esprimano un impegno straordinario a favore del settore avicolo, cogliendo l'occasione della conversione in legge del decreto di fine dicembre per individuare adeguate coperture finanziarie ad iniziative di sostegno concordate in sede comunitaria.
La Regione Emilia-Romagna si è mossa con decisione e tempestività in questa direzione. Il "Tavolo avicolo regionale", convocato alla presenza dei parlamentari emiliano-romagnoli, ha pienamente condiviso la richiesta e sollecitato il Governo ad un tempestivo intervento per impedire l'aggravamento della crisi di un settore portante dell'economia agricola emiliano-romagnola, che occupa circa 11mila addetti ed ha una produzione lorda vendibile di circa 440 milioni di euro. Le aziende devono avere certezze sui tempi, sulle modalità e sull'entità degli aiuti per programmare l'attività nel 2006 e perché, una volta superata la crisi, possano occupare nuovamente il proprio posto nell'economia, valorizzando pienamente il loro patrimonio professionale e imprenditoriale.
La Regione continuerà a fare la propria parte. Dopo la campagna promossa con Veneto e Lombardia sull'etichettatura volontaria dei prodotti avicoli italiani per dare ampia informazione e sicurezza al consumatore e dopo la sottoscrizione dell'intesa regionale per la concessione, da parte del ministero del Welfare, della cassa integrazione "in deroga" a favore dei dipendenti del comparto, sono allo studio con l'assessorato regionale alle Attività produttive iniziative per la concessione di crediti agevolati alle imprese in difficoltà.
L'invito a tutte le componenti delle varie filiere a svolgere il proprio ruolo non è la giaculatoria di una stanca liturgia.
Sommare gli sforzi, lavorare con nuove idee e nuovi atteggiamenti mentali a proposte e progetti validi - basti pensare alla complessa riconversione degli zuccherifici che andranno chiusi - è divenuto il collante decisivo per affrontare un futuro che appare, purtroppo, in salita.

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