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GENNAIO 2008 - anno 36°, n. 1

 

Editoriale

Anno nuovo: 370 milioni per l'agricoltura regionale

Tiberio Rabboni

Il 2007 ha visto un importante ripresa dell'agricoltura regionale. Il valore della produzione è aumentato del 10%. Segno che la crescita dei prezzi all'origine ha più che compensato la minore produzione registrata in quasi tutti i comparti produttivi. Particolarmente positivo è stato l'andamento dell'export. La congiuntura ha beneficiato sia del buon andamento dei prezzi internazionali dei cereali e del latte, sia delle conseguenze della siccità.

Ma l'agricoltura dell'Emilia-Romagna ci ha messo del suo. Lo confermano i dati nazionali, che denunciano risultati più modesti dei nostri. Cresciamo di più perché siamo più competitivi, meglio organizzati e significativamente presenti sui mercati mondiali. Tuttavia anche da noi l'aumento dei costi di produzione si è mangiato gran parte dell'incremento dei prezzi agricoli. Ed è paradossale che questo avvenga nel momento in cui l'agricoltura viene messa sul banco degli imputati per l'aumento del prezzo del pane, della pasta e di altri generi alimentari. Si dimentica che è il mercato mondiale a fare i prezzi e, soprattutto, che l'attuale prezzo del grano è lo stesso di dieci anni fa e che i prezzi s'impennano una volta usciti dall'azienda agricola, nei passaggi di filiera, nei costi dell'energia, dei servizi finanziari ed assicurativi, ecc.

Dunque, l'esame dell'annata agraria trascorsa reclama una maggiore redditività per l'impresa agricola e, a ben vedere, la necessità di chiarire ulteriormente al consumatore italiano che solo un'agricoltura interna organizzata, ricca e competitiva può contenere le impennate sui prezzi finali, assicurare qualità, sicurezza e distintività al cibo, e allo stesso tempo promuovere interessi generali come ambiente, paesaggio, montagna, biodiversità, energie rinnovabili, nuove conoscenze scientifiche, enogastronomia, cultura e tradizioni locali.

Ma, si dirà, sono scelte che richiedono investimenti e dunque sostegno pubblico. Ebbene, il 2008 si presenta in Emilia-Romagna con un budget finalmente importante. Intanto due annualità del nuovo Programma di sviluppo rurale (Psr) da spendere entro l'anno per complessivi 266 milioni di euro. Ad essi si aggiungeranno i 25 milioni del fondo regionale per la diversificazione delle colture bieticole dismesse a seguito dell'infelice Ocm del 2005, che ha provocato la chiusura di 7 zuccherifici, 6 dei quali sono stati recentemente oggetto di altrettanti accordi di riconversione. Inoltre, la nuova Ocm ortofrutticola metterà a disposizione del 'fresco' circa 50 milioni di euro. Sei milioni saranno disponibili per la riconversione dei vigneti.

Da ultimo, 52 milioni del bilancio regionale destinati in parte a cofinanziare il Psr e in parte a sostenere servizi innovativi alle imprese, progetti di promozione, associazionismo, educazione alimentare, produzione biologica, lotta alle fitopatie e, infine, per un sostegno convinto agli Agrifidi provinciali impegnati, nel primo anno di vigenza di Basilea 2, in un difficile ma necessario progetto di aggregazione per affiancare gli agricoltori con adeguati servizi e nuove opportunità finanziarie a costi sostenibili.

Insomma, un buon inizio. Quasi un augurio.

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