GENNAIO 2010 - anno 38°, n.1
Editoriale
Giovani ed agricoltura: c'è ricambio se c'è innovazione
Tiberio Rabboni
Il ricambio generazionale nella conduzione delle aziende agricole è uno dei principali indicatori dello stato di salute del settore. Se le cose vanno bene, i giovani si avvicendano agli anziani. Non necessariamente i figli ai padri o i nipoti ai nonni, ma comunque generazioni di nuovi conduttori che subentrano a quelle precedenti, attratte da un sistema di valori che distingue questa attività da tutte le altre: la naturalità dei cicli vegetali ed animali, l’interazione con le stagioni, il forte richiamo alle tradizioni rurali, contadine ed alimentari, l’interdisciplinarietà dei saperi, la costante evoluzione delle competenze tecniche e gestionali, il lavoro autonomo e, infine, il raccolto che ogni anno, a conclusione dell’annata agraria, corona l’impegno dell’agricoltore, misurandone, senza trucchi e possibilità d’appello, competenza, saggezza e fortuna. Questo, purtroppo, da un paio di decenni succede raramente. Le cause sono molteplici. Il freno principale è sempre quello: la bassa redditività dell’attività agricola tradizionale. Alla quale si aggiungono due ulteriori aggravanti: l’elevato costo dei terreni agricoli e dei canoni d’affitto, assolutamente sproporzionati rispetto al valore economico della produzione agricola realizzabile, e le difficoltà di accesso al credito bancario.
Se questi sono i problemi, cosa si fa per risolverli? Molto poco per quanto riguarda l’accesso alla proprietà e all’affitto dei terreni agricoli e al credito. Al momento non si conoscono iniziative di un qualche rilievo. Recentemente il ministro Zaia ha annunciato la messa a disposizione dei terreni demaniali ai giovani. Una bella idea. Purtroppo in molte regioni italiane, compresa l’Emilia-Romagna, non ci sono terreni demaniali liberi da vincoli di utilizzo e da contratti pluriennali con terzi. Diverso è il discorso relativo ai sostegni economici pubblici ai progetti imprenditoriali dei giovani agricoltori. Le opportunità ci sono. Quelle del Programma regionale di sviluppo rurale dell’Emilia-Romagna sono note: un incentivo fino a 40.000 euro per i giovani agricoltori che assumono la titolarità dell’azienda di famiglia o diun’altra azienda; priorità ai giovani in tutti i bandi regionali per il cofinanziamento degli investimenti per l’ammodernamento delle imprese agricole, per incentivare la partecipazione a corsi di formazione e di aggiornamento professionale, per l’acquisto di servizi di consulenza tecnica e professionale e, non meno importante, per il sostegno alle aziende situate in zone svantaggiate e di montagna.
Gli aiuti, tuttavia, da soli non cambiano la situazione se non c’è un “progetto”. Ciò che fa la differenza è la visione imprenditoriale, l’ottimizzazione dei fattori produttivi aziendali, la distintività e la qualità dei prodotti, la loro valorizzazione commerciale, la capacità di aggiungere servizi al prodotto agricolo, di organizzarsi in nuove filiere alimentari e reti d’impresa, di trovare nuovi mercati vicini e lontani. Questo è ciò che occorre per fare reddito in un mercato che non è più quello dei nonni e dei padri. Questa è la sfida. Lavoriamo insieme per innovare l’agricoltura, perché solo così si potrà generare reddito, ricambio generazionale e dare un futuro al settore
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