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GIUGNO 2003 - anno 31°, n. 6

 

Editoriale

L'angelo nero e il diavolo biondo

Guido Tampieri

Mentre i poteri e le risorse restano a Roma, i bisogni bussano alla porta di Regioni che non sono poste nella condizione di soddisfarli appieno.
L'invadenza statale delle prerogative stabilite dalla Costituzione e la mancanza di autonomia fiscale limitano le possibilità di intervento delle Regioni e producono una instabilità pericolosa per l'economia e per la credibilità delle istituzioni.
Il federalismo sospirato rischia di colorarsi del nero della delusione, mentre il centralismo esecrato torna a rifulgere delle lusinghe che il potere sa comunque esercitare.
A soli due anni dal suo mortificato avvio, il rilievo dei limiti del federalismo realizzato in un Paese che
non ne possiede la cultura dovrebbe indurre tutti a moltiplicare l'impegno per costruire le condizioni di un assetto istituzionale nuovo, rifuggendo dalla tentazione di dare ai problemi del terzo millennio le risposte fallite del passato.
Alla vigilia della revisione costituzionale annunciata ed in previsione del confronto sui contenuti della legge delega in agricoltura, è bene dire con chiarezza che il riaccentramento dei poteri decisionali ed una gestione delle risorse sottratta alla pianificazione territoriale sono destinati non solo a riacutizzare le tensioni istituzionali, ma ad aggravare fino all'insostenibilità il governo dei processi economici nell'era della globalizzazione.
Di una riforma l'Italia ha terribilmente bisogno. Una riforma che tenga assieme unità e autonomia, identità e sistema. Occorre mettere da parte calcoli interessati, complici inerzie, partigianerie politiche.
Serve una disinteressata considerazione del bene del Paese, una lucida analisi dei problemi, una ricerca aperta delle soluzioni migliori, una costruzione paziente delle condizioni che le rendano possibili.
L'agricoltura, come la gran parte delle materie, non si presta a competenze esclusive, né dello Stato né delle Regioni.
Il governo dei sistemi territoriali ed il "fare sistema" nazionale sono esigenze compresenti, che reclamano una attribuzione chiara dei poteri ispirata a criteri di funzionalità e complementarità.
Il più rigoroso dei lavori di suddivisione dei compiti non elimina tuttavia le aree di concorrenza normativa tra Stato e Regioni.
Questa parziale sovrapposizione non è solo naturale, ma necessaria per dare fluidità e spazi di evoluzione ad un sistema regolativo che voglia essere interattivo con la realtà.
I compiti assegnati a ciascun profilo istituzionale sono importanti, ma decisiva per il funzionamento del "sistema Paese" è la capacità di eser citarli in spirito di cooperazione.
Questo, in questo momento, è il problema politico dell'Italia che nessuna riforma istituzionale potrà, da sola, risolvere.
Forse è tempo, come diceva Giorgio La Pira, di smettere di erigere muri e di cominciare a costruire ponti.

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