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GIUGNO 2005 - anno 33°, n. 6

 

Editoriale

Come vincere la sfida della competitività

Tiberio Rabboni

Il 16 maggio scorso ho formalmente ricevuto da Vasco Errani l'inatteso - e per ciò stesso vieppiù gradito - incarico di assessore regionale all'Agricoltura. Sono grato per la fiducia che mi è stata accordata e per la nuova ed impegnativa prova alla quale sono chiamato. La lunga esperienza che ho maturato come amministratore della Provincia di Bologna mi potrà essere senz'altro utile nell'affrontare i nuovi compiti, soprattutto, per quanto riguarda la ricerca dell'indispensabile sintonia motivazionale ed operativa con i protagonisti del complesso e variegato sistema emiliano-romagnolo.
Anche per questo affronto la nuova responsabilità con un atteggiamento che è, ad un tempo, di umiltà e di determinazione.
Umiltà, perché sinceramente credo che non si possa che entrare in punta di piedi in questa straordinaria e irripetibile realtà agroalimentare regionale che nelle diverse filiere, da Piacenza a Rimini, esprime la più alta concentrazione italiana di saperi professionali, produttivi, tecnologici, scientifici ed associativi, vero e proprio settore d'eccellenza dell'Emilia-Romagna e punto avanzato dell'agricoltura italiana ed europea.
Realtà dove, peraltro, chi è chiamato alla responsabilità del governo ha lo svantaggio di doversi confrontare con predecessori illustri e unanimemente apprezzati come Emilio Severi, Giorgio Ceredi, Angelo Mini e Guido Tampieri.
Ma anche determinazione al "fare", perché ho la piena consapevolezza che quello che viviamo è il tempo delle scelte e delle innovazioni tempestive, e non certo dell'autocompiacimento e dell'ordinaria amministrazione. Attorno a noi stanno cambiando rapidamente le regole e le condizioni della competizione e quindi della produzione. E come sempre il cambiamento può trasformarsi in rischio di regressione o viceversa in opportunità di nuovo sviluppo.
Dipende da noi.
Il commercio mondiale con gli accordi Wto sta progressivamente liberalizzando gli scambi internazionali, favorendo così l'ineluttabile ingresso sui mercati europei di produzioni a prezzi inferiori. L'Unione europea, che peraltro ha al proprio interno agricolture a diversa velocità, ha conseguentemente avviato una riforma della politica agricola comune che, con il disaccoppiamento ed altre misure, punta ad attrezzare l'agricoltura europea alle nuove sfide e, dunque, a sviluppare l'orientamento al mercato e una maggiore competitività delle aziende agricole e agroalimentari, nonché la qualificazione dei contesti agroambientali di produzione per accrescerne il valore economico intrinseco e la distintività.
È finito un ciclo dell'agricoltura italiana ed europea ed uno nuovo si sta avviando. E in questo nuovo ciclo l'Emilia-Romagna deve saper consolidare ed ampliare il suo attuale spazio di mercato. Per farlo occorrono fiducia in sé stessi, maggiore capacità di coesione, innovazione per la competitività.
Noi ci muoveremo in questa direzione finalizzando le risorse del nuovo Piano di sviluppo rurale, la strumentazione legislativa regionale e il ruolo nazionale della Regione.
L'annunciata conferenza agricola regionale del prossimo autunno sarà l'occasione per decidere insieme ai protagonisti del sistema agroalimentare regionale i nuovi e possibili traguardi condivisi di breve e medio periodo.

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