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GIUGNO 2007 - anno 35°, n. 6

 

Editoriale

Agricoltura sostenibile, una sfida che continua

Tiberio Rabboni

Abbiamo festeggiato alla facoltà di Agraria dell'Università di Bologna i trent'anni trascorsi dall'avvio della lotta guidata alla piena affermazione della produzione integrata in Emilia-Romagna. In altri termini, la progressiva modificazione di un sistema produttivo che ha saputo ridurre significativamente l'uso della chimica di sintesi in agricoltura per tutelare l'ambiente, la salute degli operatori e dei consumatori, senza rinunciare alla produttività ed alla qualità.

Chi ha gettato le fondamenta di questa agricoltura intelligente che rispetta il sapere e la persona, merita tutta la nostra riconoscenza. Sono stati in molti: ricercatori universitari, tecnici, funzionari pubblici. Ricordo un nome per tutti: Giorgio Ceredi, l'assessore regionale all'Agricoltura che con lungimiranza e determinazione contribuì fin dagli anni '70 a far crescere un nuovo modello di produzione di portata tale da travalicare anche i confini geografici entro cui vide la luce.

I risultati parlano chiaro. Nel 1973 erano coinvolte nel programma regionale di lotta guidata pochissimi tecnici ed aziende agricole, nel 1990 gli ettari erano 12.000 e oggi sono oltre 142 mila, con circa 17 mila aziende coinvolte. La riduzione dell'impiego di prodotti fitosanitari oscilla tra il 20 e il 35%, con punte fino al 95% per i prodotti a media o elevata tossicità. Per i fertilizzanti l'impiego è diminuito fino al 35%, con un minor rilascio in falda del 40% di azoto e del 60% di fosforo. Le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli, che controllano circa il 75% del prodotto regionale, stimano che almeno l'80 per cento della loro merce venga venduta certificata o garantita da protocolli privati come produzione integrata.

Nonostante i maggiori oneri di gestione, in generale la riduzione dei mezzi tecnici ha contribuito a migliorare il conto economico aziendale. Infine, non va dimenticato l'effetto positivo sulle tecniche convenzionali di coltivazione - che hanno visto una progressiva riduzione dei trattamenti e delle quantità di agrofarmaci impiegate - e di "preparazione" alla conversione verso le tecniche biologiche.

Ora bisogna fare passi in avanti. Anzitutto nella maggiore valorizzazione di mercato della produzione integrata, basata su un'armonica normativa nazionale e comunitaria di riconoscimento e standardizzazione - che dobbiamo ottenere al più presto - in grado di chiarire e garantire al consumatore europeo l'affidabilità e la salubrità di queste produzioni, superando così, una volta per tutte, le barriere fitosanitarie che taluni Paesi mantengono per mascherare in realtà dazi all'importazione. Poi, con azioni concertate assieme ad altre Regioni e Stati per favorire la comunicazione con i consumatori e la grande distribuzione organizzata.

Quanto alla progressiva riduzione degli aiuti comunitari alle aziende coltivatrici cercheremo di accompagnare con adeguate misure di sostegno il necessario percorso di autonomia economica della produzione integrata. Anzitutto confermando gli investimenti in ricerca, sperimentazione e assistenza tecnica, e sviluppando tutti i supporti - organizzativi, informatici e telematici - per coinvolgere un numero sempre più ampio di aziende agricole. Con il nuovo Piano regionale di sviluppo rurale assicureremo - tramite le Province - sostegno diretto ad una fascia di imprese impegnate in soluzioni tecniche particolarmente avanzate e nelle aree preferenziali di tutela ambientale. Inoltre la produzione integrata sarà uno dei criteri di priorità per assegnare le risorse destinate all'ammodernamento e alla competitività delle imprese, inclusi i progetti di filiera.

Ancora, gli incentivi comunitari riservati dalla tutela ambientale non dovranno essere distribuiti a pioggia, ma utilizzati per qualificare alcune produzioni davvero significative: la produzione integrata è sicuramente tra queste. L'esperienza di un trentennio deve servirci a proseguire per portare su ambiti mercantili sempre più vasti le migliori produzioni emiliano-romagnole. Abbiamo le capacità per vincere questa sfida, cominciata negli anni '70 e non ancora finita.

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