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GIUGNO 2008 - anno 36°, n. 6

 

Editoriale

Il nostro contributo a coltivare il futuro

Tiberio Rabboni

Al 16° congresso mondiale del movimento per il biologico, ospitato a Modena, delegazioni di oltre 110 Paesi del pianeta discutono, mentre scriviamo questo editoriale, di come "coltivare il futuro". Un nodo purtroppo ancora irrisolto. Da ogni dove si chiede all'agricoltura di produrre di più, ma le si chiede anche di consumare meno acqua, meno energia, meno chimica, meno biodiversità. Risorse limitate, rare, costose, il cui consumo irrazionale genera danni irreparabili alle popolazioni e all'ambiente, alle generazioni future.

Come conciliare allora il più con il meno? La risposta è difficile; quella biologica e biodinamica appare, tra le risposte possibili, quella più razionale. Lo confermano i risultati conseguiti in ogni parte del mondo. Anche in Emilia-Romagna, dove pure prevale la cosiddetta "agricoltura convenzionale". Anzi, proprio qui le tecniche "biologiche" sono diventate parte integrante dei nuovi disciplinari di produzione "convenzionali", nell'ortofrutta, ma non solo. Non a caso, la prima "biofabbrica" italiana per la produzione di insetti utili è nata a Cesena a metà degli anni ‘70 del secolo scorso, su iniziativa di alcuni ricercatori dell'Università di Bologna e dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Emilia-Romagna. Ed è sempre qui che sorgono e si sviluppano i primi Servizi di assistenza tecnica alle imprese agricole, che nascono e si diffondono i disciplinari di "lotta integrata" e di "produzione integrata" che in pochi anni determinano un calo vistoso dei trattamenti chimici, l'eliminazione dei prodotti fitosanitari di alta e media tossicità, la riduzione del 60% del fosforo negli acquiferi e del 40% di azoto e diminuiscono significativamente le patologie che negli anni precedenti avevano colpito i produttori agricoli.

L'adozione di queste tecniche favorisce anche il passaggio di molti agricoltori dalla "produzione integrata" alla produzione biologica certificata. Oggi l'Emilia-Romagna, con 90.000 ettari coltivati e oltre 4.000 operatori, è la prima regione "bio"del Centro-Nord Italia. Una presenza produttiva importante, che spazia in tutti i settori dell'agroalimentare e che esprime raggruppamenti di impresa leader internazionali nei settori di riferimento. L'impegno e le motivazioni degli agricoltori hanno peraltro contagiato i consumatori emiliano-romagnoli: siamo la prima regione italiana per numero di Comuni con mense scolastiche biologiche, per ristoranti e mercatini "bio", la seconda per bio-agriturismi e siti e-commerce, mentre gli spacci che praticano vendita diretta di prodotti "bio" nel periodo 2005-07 sono aumentati del 37%, i gruppi di acquisto collettivi del 60%.

Questo è il nostro contributo a "coltivare il futuro", un orizzonte necessario per rispondere alla domanda di cibo e di sicurezza ambientale di una umanità in tumultuosa crescita. Naturalmente, abbiamo ancora molto da fare e il difficile forse deve ancora arrivare. D'altra parte, non c'è futuro senza coraggio, lungimiranza ed ambizione.

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