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GIUGNO 2011 - anno 39°, n.6

GIUGNO 2011 - anno 39°, n.6

Editoriale

La ricerca paga sempre: il caso della cerasicoltura

Tiberio Rabboni

In Italia scarseggiano i fondi pubblici e privati per la ricerca e per l'innovazione. Eppure in quei fondi sta una delle chiavi, forse la più importante, per risolvere i tanti problemi del presente e le incognite del futuro. Gli esempi sono innumerevoli. Tra i tanti che si possono citare voglio raccontare quello della cerasicoltura. La particolarità sta nel fatto che un modesto investimento in ricerca ha generato rilancio della ciliegia sul mercato e nuove leadership produttive e reddituali.

 

Tutto comincia nel 1988, con un programma di selezione genetica del ciliegio condotto dal Dipartimento di Colture arboree dell’Università di Bologna, cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna e dalla base sociale di quello che oggi è il Centro ricerche produzioni vegetali. Il programma ha consentito di brevettare sette nuove varietà autofertili con elevate caratteristiche qualitative, un arco di maturazione di circa un mese e tempi di entrata in produzione più brevi rispetto a quelli standard, nonché una selezione dei territori vocati per i nuovi impianti e nuovi portainnesti in grado di ridurre la taglia delle piante, dando la possibilità di effettuare le operazioni colturali da terra o con i mezzi tradizionalmente impiegati per altre colture.

 

Il risultato è un top di gamma a costi di produzione assolutamente competitivi e ad elevata redditività, che non solo ha contribuito alla ripresa degli investimenti sulla cerasicoltura, ma candida l'area vignolese, e in generale quella emiliano-romagnola, ad una leadership nel comparto della ciliegia, con una percentuale di nuovi impianti che, già oggi, raggiunge l'11%
del totale a fronte di una media nazionale di appena il 3,5%. Con un’asta pubblica le sette varietà sono state assegnate, per la moltiplicazione in esclusiva sul territorio nazionale, a
tre aziende vivaistiche; inoltre sono stati stipulati contratti di moltiplicazione nei principali Paesi produttori di ciliegie. Insomma, una volta tanto i brevetti li abbiamo esportati, anziché importarli.

 

Attualmente si sta svolgendo un altro programma cerasicolo di incrocio e di selezione, per ottenere sei - sette nuove varietà di ciliegie di qualità extra, dalle caratteristiche pomologiche e organolettiche molto simili fra loro e in grado di coprire un calendario di maturazione di 30 - 40 giorni. Il nuovo programma, iniziato nel 2000, è costato fino ad oggi poco più di 500 mila euro. Il 70% del finanziamento è stato a carico della Regione e la restante quota delle Organizzazioni dei produttori.

 

Sono cifre importanti, ma assolutamente modeste se rapportate a ciò che possono generare, alle nuove economie che da esse possono scaturire o, per converso, alle difficoltà di un presente senza futuro. Per questo siamo contro i tagli lineari alla spesa pubblica e ad un risanamento senza sviluppo. Bisogna tagliare gli sprechi ovunque essi siano e riportare la spesa dello Stato alle effettive entrate, ma bisogna fissare anche delle priorità nell'uso del denaro pubblico. E la ricerca, l'innovazione, la conoscenza sono una priorità, perché sono il motore del futuro.

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