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LUGLIO/AGOSTO 2000 - anno 28°, n. 7/8

 

Editoriale

Sviluppo rurale: un piano che vale 2.500 miliardi

L'Emilia-Romagna è nel gruppo delle prime regioni italiane delle quali è stato approvato il piano di sviluppo rurale. Nella riunione del 27 giugno scorso, il comitato Star, organismo tecnico della Commissione europea, ha dato il via allo strumento di programmazione per i finanziamenti di fonte comunitaria che saranno erogati nel periodo 2000-06.
In Emilia-Romagna affluiranno contributi pubblici per 852,2 milioni di euro (1.650 miliardi di lire), che si stima attiveranno complessivamente investimenti - compresi quelli privati - per oltre 2.500 miliardi di lire. Le misure previste per i prossimi sette anni si suddividono in tre assi prioritari: sostegno alla competitività delle imprese, ambiente, sviluppo locale.
L'obiettivo globale del piano è sostenere l'agricoltura, valorizzando i punti di forza delle diverse realtà agricole e favorendo un'integrazione virtuosa tra tutela dell'ambiente e sviluppo socio-economico del territorio. Le imprese agricole emiliano- romagnole attraversano una fase di grande cambiamento, caratterizzata tra l'altro dal passaggio dall'agricoltura tradizionale all'agricoltura integrata, dall'espansione delle produzioni biologiche, dall'ampliamento della dimensione media aziendale, dall'inserimento di un nuova generazione di imprenditori agricoli, dal modificarsi del rapporto tra le aziende ed il mercato.

In questa situazione è rilevante la necessità di investimenti e di imprenditorialità ed è importante sostenere l'industria agro-alimentare collegata alla produzione agricola, in un momento nel quale le buone prestazioni del settore accelerano e l'innovazione apporta effetti positivi sul versante produttivo e sui consumatori. Il sostegno agli investimenti è cruciale anche per le aziende dei territori montani che si avviano a diventare pluriattive, differenziando le loro fonti di reddito. Il rafforzamento competitivo della struttura produttiva verrà perseguito anche tramite la crescita professionale degli addetti: oltre all'erogazione di aiuti ai giovani per garantire il ricambio generazionale, sono previsti specifici interventi per la formazione.
L'asse "ambiente" del piano considera che la qualità dei prodotti agricoli non possa essere disgiunta dalla qualità del territorio in cui sono realizzati e che, a fondamento del nuovo patto sociale fra agricoltura e società, sta la ridefinizione di agricoltura intesa come attività che, oltre a produrre alimenti e materie prime, è strettamente legata all'ambiente, al paesaggio ed all'espansione dei servizi per il tempo libero.
Il terzo asse comprende gli interventi per lo sviluppo locale e si articola su due fronti complementari: la diversificazione delle attività economiche e la valorizzazione del territorio. Il contesto amministrativo nel quale opererà il piano è la legge regionale 15/97 sul decentramento delle competenze: Province e Comunità montane saranno protagoniste nel gestire i provvedimenti in maniera tempestiva e più vicina al territorio ed alle imprese. Ora la prima necessità è che lo Stato metta a disposizione le risorse finanziarie indispensabili per attivare rapidamente il piano, a partire da quest'anno.

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