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LUGLIO-AGOSTO 2006 - anno 34°, n. 7/8

 

Editoriale

SVILUPPO RURALE: GLI OBIETTIVI E LE NOVITÀ

Tiberio Rabboni

Il nuovo Piano regionale di sviluppo rurale è in dirittura d'arrivo. Il traguardo è fissato per settembre, sempre che l'Unione europea e il ministero delle Politiche agricole concordino, per quella data, come dirimere la non risolta questione del Piano strategico nazionale, e che siano formalizzati i regolamenti europei di attuazione nonché la ripartizione delle risorse tra le Regioni che, in ogni caso, saranno inferiori a quelle stanziate per il periodo 2000-2006.

Ma quali obiettivi si propone l'Emilia-Romagna per i prossimi sei anni, al di là delle incertezze sulle risorse disponibili e sui vincoli nazionali e comunitari a cui conformarsi? L'obiettivo di fondo è sempre quello: sostenere la crescita imprenditoriale di aziende agricole tendenzialmente multifunzionali ed aggregate, che si misurano sul mercato con una concorrenza sempre più vasta ed agguerrita e con acquirenti "globali", come la grande distribuzione organizzata, e che perciò devono far valere i valori distintivi legati al territorio, all'ambiente, alla tipicità e alla tradizione, alla sicurezza ed affidabilità. Innanzi tutto con un grande sforzo organizzativo per internazionalizzare la commercializzazione dei prodotti e per partecipare alla ricchezza che si produce nei passaggi che portano la materia prima agricola dai campi ai consumatori, cioè partecipare significativamente al valore aggiunto creato dalle cosiddette filiere agroalimentari.

Da qui derivano le priorità e le scelte per il nuovo Piano. Vogliamo concentrare le risorse pubbliche sui progetti realmente utili a sostenere una crescita imprenditoriale agricola duratura e coerente con l'obiettivo di fondo. Quindi, prioritariamente progetti per la distintività delle produzioni e del territorio, l'internazionalizzazione commerciale, il rafforzamento della parte agricola nelle iniziative di filiera. E dunque necessariamente, anche se non esclusivamente, progetti di aggregazione aziendale e di innovazione organizzativa dei rapporti tra imprese e mercati per dare, tra l'altro, ulteriore e reale spazio ai giovani e alle donne, al biologico, alle produzioni regolamentate ed Ogm-free, alle bioenergie, all'agricoltura di montagna, all'innovazione di prodotto.

Da questo punto di vista proponiamo due novità assolute rispetto al Piano precedente: i progetti di filiera e un nuovo e più importante ruolo delle Province. I progetti di filiera sono tali se un'aggregazione di imprese agricole condivide con quelle di trasformazione e di commercializzazione un obiettivo comune, e se il vantaggio conseguibile con la sua realizzazione viene equamente ripartito tra le parti. Ciò consente alle imprese agricole di non subire i rapporti di forza della filiera, ma di parteciparne al governo preventivamente ed attivamente.

Le Province, che hanno fin qui gestito direttamente circa il 30% delle risorse del Piano regionale, allargheranno la loro responsabilità al 65% delle risorse complessive. L'obiettivo è una migliore selezione delle peculiarità locali e dei valori del territorio, nonché una più efficace integrazione con le altre politiche di sviluppo provinciale. Su questa impostazione abbiamo avviato nei mesi scorsi un primo importante confronto con i numerosi protagonisti del sistema agricolo ed agroalimentare regionale e provinciale, confronto che sarà ora allargato al più ampio partenariato economico e sociale.

Abbiamo raccolto e raccoglieremo adesioni, specificazioni e proposte che cercheremo di trasferire puntualmente nella stesura finale, a partire da una equilibrata ripartizione percentuale delle risorse tra i quattro "assi" (competitività, ambiente e spazio rurale, sviluppo locale integrato, asse "Leader") che strutturano il Piano. Vogliamo dedicare, come ci è stato richiesto dalle rappresentanze agricole, all'asse "competitività" la percentuale più elevata di risorse senza, tuttavia, dimenticare che è necessario garantire un rigoroso rispetto degli adempimenti previsti dalla "Direttiva nitrati" e dalla rete comunitaria "Natura 2000", nonché un adeguato sostegno ai territori agricoli svantaggiati di montagna.

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