LUGLIO-AGOSTO 2010 - anno 38°, n.7/8
Editoriale
Nuove regole commerciali, la Francia si muove. E noi?
Tiberio Rabboni
La questione è da tempo sotto gli occhi di tutti: c’è bisogno di nuove regole nei rapporti commerciali tra il mondo agricolo, la moderna distribuzione, i grandi player dell’industria alimentare e l’import extra-europeo. Negli ultimi dieci - quindici anni le cose sono molto cambiate: in Francia, ad esempio, la Gdo ha oggi il 96% del mercato alimentare, il 95% in Germania, l’80% in Spagna, il 70% in Italia. Gli scambi commerciali di ortofrutta tra l’Europa e il resto del mondo, per fare un altro esempio, hanno visto un significativo calo dell’export ed un altrettanto significativo aumento delle importazioni.
Si dirà che in tempi di globalizzazione dell’economia è normale che ciò avvenga. È però meno normale che avvenga senza regole certe di reciprocità fitosanitaria, qualitativa e di riconoscibilità dell’origine. Le cose cambiano, i mercati cambiano, le dinamiche commerciali pure, e anche l’agricoltura europea ed italiana deve cambiare ed adeguarsi, deve riorganizzare ed internazionalizzarsi, aggregare commercialmente la moltitudine di piccole e medie imprese, tentare di controllare le filiere agro-alimentari, valorizzare la sua distintività, la qualità, l’unicità, la sicurezza e l’affidabilità dei prodotti.
Uno sforzo che è già in atto. E che in Emilia-Romagna vogliamo accentuare, con le iniziative di rilancio degli organismi interprofessionali e lo sviluppo della cosiddetta ”agricoltura contrattualizzata”. È però vero che senza nuove regole capaci di “riequilibrare” il peso commerciale e dimensionale tra chi offre prodotti e chi li acquista le cose saranno sempre in perdita per il mondo agricolo.
In Italia tutto tace, ma in Francia l’argomento è all’ordine del giorno. Il Parlamento transalpino sta discutendo una nuova legge agricola proposta dal ministro dell’Agricoltura Bruno Le Maire che, tra l’altro, introduce nuovi meccanismi contrattuali tra produttori agricoli e primi acquirenti, rendendo obbligatori i contratti scritti relativamente a durata, quantità, modalità di determinazione del prezzo, dispositivi di mediazione, controversie e sanzioni.
La legge regolamenta anche le vendite sotto prezzo e promozionali, proibisce sconti, ribassi e ristorni nei periodi di crisi, istituisce un osservatorio nazionale dei prezzi e dei margini, accresce il ruolo di mercato delle Organizzazioni di produttori attraverso l’aumento della dimensione minima e la possibilità di riconoscere solo Op che prevedono l’effettivo trasferimento della proprietà del prodotto da parte dei soci (tipo cooperativa). Ancora, il provvedimento amplia la mission delle organizzazioni interprofessionali, affidando loro la definizione di codici di comportamento e contratti-tipo, e sostiene la filiera corta.
In definitiva, la legge interviene sulla formalizzazione giuridica di un nuovo diritto nelle relazioni tra gli attori della filiera agro-alimentare e nel riconoscimento della specificità del mercato agricolo. Si fa in Francia. Perché non si deve fare in Italia e a Bruxelles?
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