LUGLIO-AGOSTO 2011 - anno 39°, n.7/8
Editoriale
Ammodernamento: 32% dei contributi Psr ai giovani
Tiberio Rabboni
Come si stanno utilizzando i soldi del Programma di sviluppo rurale? La verifica sui risultati dei primi tre anni di attività ci consegna un risultato a dir poco incoraggiante: i finanziamenti sono andati dove dovevano andare, cioè verso gli obiettivi preventivamente concordati con le rappresentanze agricole regionali, con in più qualche positiva sorpresa.
Al 31 dicembre dello scorso anno risultavano impegnati 579 milioni di euro, pari al 55% dei circa 1.050 milioni che costituiscono il budget di risorse pubbliche disponibili per il periodo 2007-2013. I soggetti beneficiari, al termine dei primi tre anni, sono stati 19.000: molti di più rispetto a quelli dei sette anni precedenti, che furono complessivamente 15.800. Ben il 96% è costituito da titolari di aziende agricole, a conferma del fatto che questo Psr è al servizio degli agricoltori e non, come qualcuno temeva alla vigilia, di soggetti estranei alla produzione.
Scendendo nel dettaglio, si scopre che i giovani prendono il 19% delle risorse fin qui impegnate e il 32% dei contributi per l’ammodernamento delle imprese agricole (Misura 121). Se si considera che in regione i giovani titolari d’impresa sono solo l’8% del totale, in diminuzione rispetto a dieci anni fa quando erano il 10%, il segnale che viene dal Psr è netto ed inequivocabile: dare loro la priorità nell’accesso ai finanziamenti è l’unico modo per sostenere il ringiovanimento del settore e passare dalle parole ai fatti. Quando lo si fa, come nel nostro caso, i giovani si impegnano e presentano progetti innovativi di sviluppo aziendale.
Un altro risultato importante dei primi tre anni del Psr riguarda l’agricoltura di montagna, che riceve il 35% delle risorse impegnate, pur rappresentando solo il 15% delle imprese. È il concreto contributo del Programma di sviluppo rurale alla tenuta di un’agricoltura in grande difficoltà, che negli ultimi dieci anni ha perso il 42% delle imprese attive e che può rilanciarsi solo investendo in produzioni naturali, biologiche o tipiche della montagna, in commercializzazione riconoscibile, nel turismo del territorio e dell’enogastronomia, nella forestazione produttiva e nelle fonti energetiche rinnovabili.
Infine, il sostegno allo sviluppo di nuove forme di organizzazione economica e commerciale degli agricoltori per accrescere il valore delle loro produzioni sul mercato e nei rapporti con l’industria alimentare e con la distribuzione. Il Psr ha finanziato, con 106 milioni di euro, 67 progetti di aggregazione di filiera tra agricoltori, trasformatori e distributori in tutti i comparti produttivi, attivando un investimento di 280 milioni e 8.450 operatori. Si sono così realizzate nuove aggregazioni e nuovi rapporti di filiera, riduzioni collettive dei costi, innovazioni, nuovi prodotti e, soprattutto, nuove iniziative commerciali a gestione agricola o condivise con altri soggetti su basi di effettiva e maggiore equità. Un’esperienza esemplare ed unanimemente apprezzata, che dovrà essere riproposta in futuro. I risultati ottenuti in questi primi tre anni sembrano poter corrispondere alle attese della vigilia e alle difficoltà del momento. Naturalmente non possiamo che migliorarci.
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