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MAGGIO 1999 - anno 27 n.5

 

Editoriale

SUINI: UNA CRISI CHE PREOCCUPA

Maurizio Ceci

Il settore suinicolo sta vivendo una grave crisi, caratterizzata da una sovrapproduzione di animali in tutta l'Unione europea e da un mercato stagnante con un drastico calo dei prezzi. Le prospettive non sono rosee: alla recente Rassegna suinicola internazionale di Reggio Emilia - dove si sono manifestate le proteste di molti allevatori - diversi e importanti operatori, anche esteri, hanno affermato che la strada per una ripresa sarà ancora lunga: la situazione probabilmente non cambierà prima del 2000. Anche la filiera del suino pesante, compreso il circuito tutelato a Dop, fa le spese della crisi in modo consistente, con riflessi negativi pure sui trasformati, primo fra tutti il prosciutto di Parma che è giunto a quotare 13 mila lire al chilogrammo nel tentativo di smaltire le grandi eccedenze che giacciono nei magazzini degli stagionatori.

Ai rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole, delle associazioni di settore Assica, Anas e Unapros e dei Consorzi del prosciutto di Parma e San Daniele, il ministro per le Politiche agricole Paolo De Castro, in un incontro svoltosi nei giorni scorsi a Roma, ha assicurato il suo impegno in favore degli interessi del comparto. De Castro si è detto disponibile a sostenere una proroga dell'Iva forfettizzata sulle vendite e ad appoggiare la costituzione di un gruppo di lavoro per la messa a punto di un progetto per valorizzare la carne fresca di suino italiano. Dal canto loro, gli operatori hanno avanzato molte proposte, quasi tutte per interventi contingenti e idonei, forse, a dare momentaneamente un po' di respiro al settore che però ha bisogno di interventi strutturali.

L'unica proposta in questo senso riguarda un programma per la promozione di tutti i tagli della carcassa di suino pesante appartenenti al circuito tutelato a Dop, valorizzando l'identificazione e la certificazione della produzione. Ma queste proposte non appaiono sufficienti se contestualmente non si rafforza nel settore un'effettiva interprofessione, per varare programmi produttivi che elevino gli standard qualitativi a partire dall'applicazione dei disciplinari del circuito tutelato. Sono necessari interventi con l'apporto di tutti i soggetti della filiera - allevatori, macellatori, stagionatori - per ristrutturare il mercato con regole trasparenti, tramite il passaggio delle transazioni dal peso vivo al peso morto e soprattutto introducendo la valutazione qualitativa della carcassa.
Ancora, servono campagne di promozione delle carni di suino pesante italiano e dei derivati sia nel nostro Paese, sia all'estero; vanno coordinate e finalizzate la ricerca, la sperimentazione, l'assistenza tecnica e vanno maggiormente definiti gli obiettivi del miglioramento genetico. Ci sembrano questi alcuni tra i problemi da risolvere. Altrimenti, il comparto resterà prigioniero del 'giorno per giorno', e il respiro diventerà più affannoso.

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