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MAGGIO 2000 - anno 28°, n. 5

 

Editoriale

Per la suinicoltura spiragli di ripresa

33 Segnali di ottimismo per la suinicoltura italiana. Dalla Rassegna internazionale di Reggio Emilia è venuta per la prima volta dopo molto tempo l'indicazione che si sono aperti spiragli di ripresa per un settore che ha vissuto un lungo periodo di crisi, con quotazioni delle carni scese a livelli minimi. Il 2000, secondo gli operatori, dovrebbe essere considerato, pur con le dovute cautele, un anno buono. I prezzi delle carni si prevede tornino alle 2.300 lire il chilo, ridando ai produttori sufficienti margini di redditività. Ha già fornito buoni risultati la certificazione Dop dei prosciutti italiani; ora è necessaria una più completa valorizzazione anche per gli altri tagli di carne.
A questo proposito si giudica molto positivamente l'azione intrapresa per ottenere il marchio Igp del suino tipico italiano. Da Reggio Emilia sono venute altre indicazioni. Anzitutto, l'attenzione - non scevra da preoccupazioni - degli allevatori al benessere degli animali, un aspetto fondamentale sia per rispondere all'aumentata sensibilità dei cittadini, sia come indice di corretta produzione; poi l'interesse per sistemi innovativi di allevamento a basso impatto ambientale, per le tecniche di produzione biologica ed integrata e per le ricerche sulle proprietà nutrizionali delle carni a minor tenore di grassi e di colesterolo.

In questo quadro è significativo l'accordo di programma promosso dalle Regioni Emilia-Romagna e Lombardia per rafforzare l'interprofessione valorizzando e qualificando la produzione suinicola, in particolare quella destinata all'alta salumeria, per la quale è stata siglata nello scorso marzo a Bologna un'intesa tra le organizzazioni degli allevatori e degli industriali, le cooperative, i Consorzi del prosciutto di Parma e di S.Daniele.
Qualità, genetica, autoregolamentazione qualitativa sono e dovranno essere sempre più le "parole chiave" della suinicoltura, che nell'interprofessione deve trovare la struttura organizzativa per costruire una "catena del valore". La certificazione e la rintracciabilità delle produzioni fresche e stagionate sono fondamentali sia per il circuito tutelato dei salumi Dop - dove peraltro rappresentano fattori in via di consolidamento- sia per le altre carni da immettere sul mercato. Il consumo di carne suina è in crescita, aumentano la produzione e l'export. Si stanno muovendo anche i nostri tradizionali competitori. La sfida si può vincere se si evita di rimanere prigionieri della logica dei prezzi.

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