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MAGGIO 2005 - anno 33°, n. 5

 

Editoriale

Commiato

Guido Tampieri

"Volle lo stesso Giove - scriveva il poeta Virgilio 2000 anni fa nelle Georgiche - che l'arte di coltivare fosse tutt'altro che agevole"
Ieri contadini, un termine da portare con rispetto perché esprime tutta la dignità della fatica e conserva i significati di una storia che ha coinciso con una civiltà. Oggi imprenditori agricoli, impegnati a svolgere funzioni complesse in un mondo che non conosce più confini, dove le cose non valgono l'impegno che ci si è messo ma quanto il mercato decide di pagarle.
Fare l'agricoltore non è mai stato facile. Ma la terra che instancabilmente coltivate e curate diventerebbe meno bella se cessassero le quotidiane, assidue, impegnative cure che le prodigate.
Questa è la profonda, intima, inalterata verità dell'agricoltura, che la rende un'attività economica come le altre, ma diversa dalle altre.
Un compendio di valori filosofici (il ciclo della vita), ecologici (il rispetto della natura), estetici (il paesaggio agrario), culturali (il significato del cibo), emozionali (il piacere del cibo), scientifici, che produce un risultato economico, si fa territorio, identità che trascende la dimensione materiale.
La considerazione sociale della molteplicità e del rilievo delle sue funzioni diventa così altrettanto importante del riconoscimento del valore dei suoi prodotti da parte del mercato.
Rappresenta, per molti versi, la condizione per la sua preservazione evolutiva.
L'agricoltura ha bisogno di attenzioni consapevolmente assidue perché ciò che rischiamo di perdere vale molto di più delle sofferte risorse che le destiniamo. E' un pezzo della nostra identità, della nostra vita oltre che della nostra economia.
Private l'agricoltura dei suoi significati, delle sue radici valoriali e territoriali e resterà solo prezzo, in un mondo in cui vince chi costa meno.
Private la nostra vita di quei prodotti, di quei paesaggi agrari e avrete un pensiero infelice.
Non deve accadere. Quello che stiamo vivendo non è un passaggio qualsiasi. Mette in discussione equilibri secolari. Per crearne di nuovi servirà l'impegno consapevole di tutto il mondo agricolo, ma sono necessarie anche azioni di governo forti.
La volpe del liberismo non va lasciata libera nel pollaio. Questa concezione della globalizzazione, che pare ispirare il nuovo Commissario europeo per l'Agricoltura oggi sulla bieticoltura, domani sul resto, può distruggere territori, aziende, posti di lavoro, progetti di vita.
Serve un governo intelligente di questi processi, ispirato a principi solidi, tradotti in regole equilibrate che tutelano la qualità, la sicurezza, l'ambiente, che riconoscono al produttore un'equa remunerazione del proprio lavoro e del proprio rischio.
La richiesta di regole giuste è in primo luogo una battaglia per affermare i valori su cui si regge una comunità di uomini solidale. Riguarda tutta la società, le istituzioni, i cittadini, i consumatori. Non solo gli agricoltori, che non vanno lasciati soli davanti a questo impegno.
Il futuro proietta ombre incerte sul nostro presente ed accresce l'inquietudine che la diminuzione dei redditi agricoli produce, un po' in tutti i settori.
Dobbiamo trovare la forza per far prevalere la speranza sui nostri timori.
E' possibile farlo. Mettendo da parte le rassicurazioni di maniera e le rappresentazioni di comodo, che non sono rispettose di chi fa affidamento nelle nostre risposte, che fanno solo del male perché impediscono di andare con tutta l'anima alla ricerca delle vere cose da fare.
Pessimisti sono coloro che chiudono gli occhi di fronte ad esse.
La verità ha un suono diverso da quella che lo sembra solamente. Si può riconoscere.
Ci vuole il coraggio che dirada le ombre e disegna con fiducia nuovi orizzonti progettuali. Che aggrega le energie migliori attorno ad un'idea di futuro.
Se vi dicono che non si può cambiare, non gli credete. Se vi dicono che è l'ultima spiaggia, non gli credete: è l'ultima spiaggia solo se lasciamo che lo sia.
Ma il tempo passa e il momento se ne è andato. Ci sono cose che vanno al di là della politica e segnano la vita degli uomini con caratteri indelebili.
Mi avete dato la cosa più bella. Mi avete dato umanità.
Grazie.
Stare tra voi è stato un onore e un piacere.

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