Portale Agricoltura - Regione Emilia-Romagna

Salta ai contenuti

Sei in: Home ›› Informazioni ›› Agricoltura ›› Archivio Agricoltura ›› MAGGIO 2006 - anno 34°, n. 5

 

MAGGIO 2006 - anno 34°, n. 5

 

Editoriale

COSA CHIEDIAMO AL NUOVO GOVERNO

Tiberio Rabboni

Dopo le elezioni del 9 e 10 aprile e la vittoria del centrosinistra, un nuovo Governo è chiamato a misurarsi con la difficile realtà dell'agricoltura italiana.
I problemi da affrontare, tra crisi di settore ormai strutturali, bilancio dello Stato da risanare, incombenti modifiche della politica agricola comune e del quadro internazionale sono, purtroppo, numerosi e complessi.
Un buon governo è tuttavia quello che sa darsi delle priorità e su di esse costruire consenso, coesione, risultati apprezzabili e quindi fiducia per la prospettiva e per la riuscita delle ulteriori prove. Dunque, quali priorità?

In primo luogo deve essere rafforzato il rapporto dell'Italia con l'Unione europea, che oltre ad essere il nuovo "mercato domestico" è il principale strumento di governo reale del settore. Bisogna svolgere un ruolo centrale nel Consiglio dei ministri dell'Agricoltura e dell'intera Commissione, in particolare per rafforzare la difesa, l'identità e lo sviluppo delle nostre produzioni di qualità, indirizzando in questo senso i negoziati WTO e le nuove politiche comuni che – come nel caso della riforma dell'Organizzazione comune di mercato dell'ortofrutta –condizioneranno notevolmente il futuro. Soprattutto dev'essere tutelata l'entità del budget finanziario destinato all'agricoltura, che va utilizzato sempre più per politiche strutturali.

Un secondo aspetto riguarda l'affidabilità dei nostri prodotti, la loro qualificazione, la lotta alle contraffazioni, e, su queste basi, la realizzazione di un nuovo patto tra produttori e consumatori. La definizione di un Ministero delle Politiche agricole che si occupi anche di politiche per l'alimentazione e la costituzione dell'Authority italiana per la sicurezza alimentare sono snodi importanti di questa strategia; nel frattempo va dedicata maggior attenzione, con il costante coinvolgimento delle Regioni, alla vigilanza ed ai controlli, elementi essenziali per un'effettiva valorizzazione che colpisca i furbi a vantaggio degli onesti.

Terzo aspetto. La riduzione del cuneo fiscale per le imprese agricole ed agroalimentari.

Quarto. Programmi nazionali condivisi di sviluppo competitivo e di sostegno alla internazionalizzazione delle principali filiere agroalimentari italiane.

Quinto. C'è l'assoluta esigenza di creare una filiera agroenergetica nazionale economicamente competitiva.
Senza il preciso impegno del nuovo Governo e senza decisioni puntuali in materia di sgravi fiscali e di giusta remunerazione della materia prima agricola locale, l'avvio della filiera agroenergetica italiana è destinato a restare bloccato e una grande opportunità per il futuro dell'agricoltura può andare definitivamente sprecata.
Infine, il nuovo quadro istituzionale. Questi ultimi anni sono stati caratterizzati da un rapporto spesso conflittuale tra Governo e Regioni che ha provocato, in molti casi, un notevole rallentamento dell'attività politica ed amministrativa.

Nell'attesa della definizione del nuovo assetto dei poteri dello Stato, che dovrà necessariamente uscire dopo il referendum confermativo dell'infausta riforma della Costituzione approvata dal precedente esecutivo, va avviata una nuova stagione dei rapporti tra le istituzioni.
Su questo terreno vanno ricercati nuovi metodi di lavoro ed equilibri operativi che consentano di valorizzare al massimo tutte le risorse disponibili.

In caso contrario si rischia di frapporre nuovi ostacoli all'indispensabile processo di ammodernamento del settore primario: un prezzo che non possiamo assolutamente pagare.

Le rubriche

Sommario