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MAGGIO 2007 - anno 35°, n. 5

 

Editoriale

Suinicoltura, occorre un vero gioco di squadra

Tiberio Rabboni

Per gli allevatori suinicoli il 2006 è stato contrassegnato da quotazioni in forte ribasso, sostanzialmente analoghe a quelle di oltre vent'anni fa, mentre sono aumentati considerevolmente i costi di produzione.
La suinicoltura regionale ha risposto alle difficoltà degli ultimi anni, con una forte razionalizzazione degli allevamenti. Il mercato, tuttavia - in particolare quello domestico del prosciutto di Parma - continua a non dare segnali positivi. La situazione rischia di aggravarsi ulteriormente.

La Regione Emilia-Romagna, da diversi anni, è impegnata con attività di tipo normativo, di coordinamento e di promozione. Il riconoscimento della Dop "Gran suino padano", ottenuto nel 2006, è stato un risultato rilevante per la valorizzazione degli animali destinati alla produzione del prosciutto di Parma, e va considerato come punto di partenza di un percorso che rilanci il ruolo dell'interprofessione e compatti la filiera per una commercializzazione più favorevole ai produttori.

Decisivo è il controllo dell'offerta dei suini allevati. Gli incrementi produttivi non correlati alle effettive potenzialità di assorbimento del mercato non fanno altro che deprimere il valore delle quotazioni. Altrettanto decisivo è l'alleggerimento dell'attuale eccesso di offerta di trasformati, ampliando la nostra presenza nei nuovi mercati internazionali. Va poi opportunamente utilizzata la normativa di classificazione e rilevazione dei prezzi di mercato delle carcasse suine, superando le perplessità di allevatori e strutture di macellazione. Si tratta di un'opportunità in grado di favorire un cambiamento strutturale verso il mercato del suino a peso morto, condizione che favorirebbe la trasparenza nelle transazioni commerciali.

Di stringente attualità, a seguito della procedura di messa in mora avviata nell'aprile 2006 dalla Commissione europea, nei confronti dell'Italia per il mancato rispetto della Direttiva nitrati, è anche la problematica dell'impatto ambientale dell'allevamento suinicolo. I rappresentanti della Commissione europea hanno ritenuto ancora insufficiente la classificazione, da parte delle Regioni del bacino del Po, di oltre 1,8 milioni di ettari come aree vulnerabili ai nitrati. Sono nel mirino della Commissione altri 300.000 ettari, in particolare vaste aree ad alta densità zootecnica di alcune province della Lombardia.

La Regione Emilia-Romagna ha attuato tempestivamente le opportune misure per salvaguardare la qualità delle acque; ritiene quindi necessario un adeguamento della normativa a livello nazionale per la corretta definizione del quadro degli interventi fino ad ora varati, in modo non coordinato, dalle singole Regioni, superando le furbizie e le disorganicità del passato.

Il nuovo Piano regionale di sviluppo rurale 2007-2013 si propone di sostenere, in modo prioritario, gli operatori che decideranno di organizzarsi per superare questi aspetti problematici, favorendo la realizzazione di progetti di filiera ed azioni promozionali finalizzate al consolidamento di nuovi mercati. Inoltre, nell'ambito dell'asse 1 (competitività del settore agricolo, alimentare e forestale) sono stati individuati, come interventi prioritari, il sostegno alla valorizzazione della intera carcassa, alla riduzione dell'impatto ambientale dell'allevamento e al miglioramento delle condizioni di vita degli animali. L'asse 2 del Piano (ambiente e gestione del territorio rurale) prevede contributi a sostegno di interventi aziendali per adottare metodi e condizioni di allevamento ottimali per il benessere degli animali.

Il comparto suinicolo è indubbiamente interessato da una difficile situazione di mercato; ad essa si può reagire solo attraverso un nuovo e vero gioco di squadra tra gli attori della filiera per meglio regolare l'offerta, la sua qualità e l'individuazione di nuovi sbocchi di mercato.

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