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MAGGIO 2009 - anno 37°, n.5

 

Editoriale

Più forza all'Europa per difendere la Pac

Tiberio Rabboni

Il Parlamento europeo che uscirà dalle elezioni del prossimo 6 e 7 giugno avrà, finalmente, poteri reali di decisione in materia di politiche agricole comunitarie e non più soltanto funzioni di 'indirizzo'. Con la nuova legislatura, infatti, entra in vigore il cosiddetto "principio di codecisione", in forza del quale l'Europarlamento potrà adottare una serie di atti, congiuntamente con il Consiglio dell'Unione europea. Una novità che accresce il ruolo dell'istituzione e dei parlamentari eletti, quindi anche dei cittadini-elettori, e ridimensiona quello degli 'euroburocrati', dei commissari europei e dei 27 Governi nazionali in carica sulle scelte di interesse comunitario. Tutto ciò, peraltro, in vista di fondamentali decisioni per l'agricoltura, prime fra tutte quelle relative al futuro della Pac e dei fondi comunitari per il settore.

Da molte parti, come è noto, si chiede, a gran voce, un drastico ridimensionamento dei fondi, nella convinzione che la spesa per l'agricoltura non sia più strategica, dal momento che i mercati internazionali offrono derrate alimentari a costi più contenuti rispetto a quelli europei. Sul fronte opposto c'è chi predica la rinazionalizzazione delle politiche agricole e il ritorno ai dazi protettivi, quasi che il mondo e l'economia siano ancora quelli di tanti anni fa.

Nel nostro tempo, lo sanno tutti, non servono più i dazi, ma aiuti alle esportazioni, politiche serie di modernizzazione ed innovazione, filiere efficienti, una grande crescita organizzativa e commerciale.Cose di cui al momento in Italia siamo piuttosto sprovvisti. Da noi prevalgono i tagli in Finanziaria e il presenzialismo sui mass-media. E serve più Europa, non meno, per confrontarsi alla pari con le economie emergenti della Cina, dell'India, del Brasile, della Russia o con quelle consolidate degli Stati Uniti, del Canada e del Giappone. E, ancora, occorrono gradualità nei nuovi rapporti commerciali internazionali e una maggiore efficacia delle risorse Pac impegnate nel sostegno dell'agricoltura svantaggiata di montagna e collina, di quella competitiva di pianura e dello sforzo innovativo a cui è chiamata oggi l'agricoltura mondiale.

Nel 2020 il nostro pianeta dovrà nutrire un miliardo di abitanti in più con meno superficie coltivabile, meno risorse energetiche ed idriche e con un clima in continuo cambiamento. C'è bisogno di un'agricoltura diversa dall'attuale, in grado di produrre di più, con meno energia, meno risorse, più rispetto dell'ambiente e della biodiversità. Infine, serve una Pac più attenta ai prodotti di qualità, strettamente legati al territorio e ai valori della tradizione, della sicurezza e della genuinità.

Bisogna modificare l'attuale normativa sulle Dop e le Igp che lascia ampi spazi a produttori e distributori disonesti e, per tutti i prodotti agroalimentari europei, è necessario rendere obbligatoria in etichetta l'indicazione di origine nazionale. Per questo c'è bisogno di un Parlamento europeo composto nella sua maggioranza da europeisti convinti, consapevoli delle specificità e dei valori delle agricolture nazionali, determinati a confermare anche nei prossimi anni l'attuale dotazione finanziaria a sostegno di un'ancora indispensabile Politica agricola comune.

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