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MARZO 1999 - anno 27 n. 3

 

Editoriale

OBIETTIVO QUALITA' PER LA CARNE BOVINA

Paolo Falcari

La crisi della mucca pazza del '96 ha costretto il settore della carne bovina ad affrontare il proprio futuro in modo più coerente con le aspettative dei consumatori.
La richiesta di riconoscibilità del prodotto, soprattutto sulla provenienza e la salubrità della carne, è andata affermandosi come elemento centrale nel rapporto tra il consumatore ed il punto vendita.
Oggi i consumi di carne bovina sono sostanzialmente ritornati, in Italia, ai livelli ante "mucca pazza". La Comunità europea, pur con la non tanto nascosta contrarietà di alcuni nostri partner europei, ha imboccato la strada della corretta informazione al consumatore e della valorizzazione della carne bovina ed ha emanato negli ultimi anni una serie di provvedimenti che stanno già condizionando in tal senso il settore.
E' ormai obbligatoria l'individuazione univoca dei capi in allevamento, e diventerà obbligatoria un tipo di etichettatura della carne bovina che garantirà il consumatore sulla correttezza delle informazioni ricevute: qualsiasi comunicazione dovrà essere fatta nel rispetto di procedure codificate, controllate e controllabili.Il vero elemento innovativo, tuttavia, sta nell'obbligo sancito dalla Comunità europea - che entrerà prossimamente in vigore - di garantire la "tracciabilità" del prodotto: il consumatore dovrà essere posto nella condizione di poter risalire dalla carne acquistata all'animale o al lotto di animali da cui questa proviene.
Questa è la vera futura sfida per gli operatori del settore, perché tutti gli anelli della filiera saranno fortemente condizionati da queste nuove norme.
I macellatori dovranno garantire la tracciabilità del prodotto fino al punto vendita, e ciò comporterà lo sviluppo di procedure spesso complesse, con un elevato ricorso all'informatizzazione. Anche i punti vendita dovranno adeguarsi per garantire il rispetto della tracciabilità. Sarà un passaggio importantissimo per lo sviluppo del settore della carne bovina, anche per l'Italia. Inoltre, la tracciabilità, la valorizzazione e la promozione della qualità dovranno procedere di pari passo per garantire al consumatore i richiesti standard qualitativi.Gli allevatori ed i loro momenti associativi dovranno perciò trovare in adeguate procedure di controllo e di comunicazione dei parametri qualitativi la strada per fronteggiare la concorrenza estera, fortissima soprattutto sul prezzo. In Italia esistono già realtà che si sono affermate sul terreno della qualità e del suo controllo. I Consorzi riconosciuti negli anni passati dallo Stato con un marchio di qualità ne costituiscono il migliore esempio, perché hanno anticipato quanto ora la Comunità europea ha inteso adottare.
Non si parte dall'anno zero; l'ente pubblico può svolgere un ruolo fondamentale di indirizzo per favorire l'affermazione di queste realtà e lo sviluppo delle iniziative che gli operatori del settore, soprattutto gli allevatori, vorranno mettere in campo.

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