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MARZO 2000 - anno 28°, n. 3

 

Editoriale

La riforma della ricerca parte con il piede giusto

Ennio Galante

33 Il 3 dicembre scorso è arrivato finalmente sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo n. 454, che definisce i criteri per la riorganizzazione del settore della ricerca in agricoltura. Innanzitutto si può esprimere apprezzamento per l'attuale Governo che ha dato risposta ad una attesa di riforma elusa da decenni. Il Dpr n.1318 del novembre 1967 aveva creato la rete dei 22 - poi diventati 23 - istituti di ricerca e sperimentazione agraria, facenti capo al ministero dell'Agricoltura e foreste.
Dopo l'applicazione di quella norma erano emersi molti punti deboli e critiche alla sua impostazione. Ad esempio, la definizione per legge, non solo degli istituti e delle loro 'missioni', ma anche della suddivisione in sezioni centrali e periferiche, ha mostrato ben presto una rigidità contraria alla concezione evolutiva della ricerca e delle strutture ad essa preposte.

Da un esame sintetico si può dire che una delle principali novità introdotte è il passaggio da 23 piccoli enti ciascuno con personalità giuridica autonoma, ma in effetti strettamente tutelati dal ministero, ad un unico Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, che comprenderà anche l'Ufficio centrale di ecologia agraria (UCEA), il Laboratorio centrale di idrobiologia, il Gabinetto per le analisi entomologiche e l'Istituto di apicoltura.
Il Consiglio, che ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è posto sotto la vigilanza del ministero delle Politiche agricole e forestali, è dotato di autonomia scientifica, statutaria, organizzativa, amministrativa e finanziaria. Va bene la formula. Si tratta ora, per ottimizzarne la valenza, di tradurla in regolamenti e comportamenti istituzionali che siano veramente coerenti con gli obiettivi della riforma. L'articolo 7 del decreto indica come saranno '...stabiliti i tempi e le modalità per la razionalizzazione della rete delle articolazioni territoriali mediante fusioni, trasformazioni, aggregazioni e soppressioni degli istituti, sezioni e delle altre strutture...'. Queste due, assieme all'unificazione contrattuale di tutto il personale, ci sembrano le innovazioni più rilevanti.

Ovviamente, ci si rende conto delle difficoltà legate a resistenze di vario tipo che certamente i nuovi amministratori del Consiglio dovranno affrontare. Un altro argomento importante è il piano triennale, che si raccorderà con quello nazionale organizzato dal ministero per l'Università e la ricerca scientifica e tecnologica.
Durante la discussione che ha preceduto la stesura finale del decreto era stata proposta l'aggregazione di altri istituti di ricerca che non fanno capo al ministero delle Politiche agricole, con l'esplicita finalità strategica di ridurre le duplicazioni e creare una struttura simile all' INRA francese o al BBSRC britannico. In effetti, il decreto lascia aperta la porta a questa possibilità nell'ultimo comma dell'articolo 7. Un capitolo fondamentale della riforma dovrà essere lo studio di approcci finalizzati verso rapporti strategici tra domanda di innovazione e ricerca emergente dalle realtà periferiche, ricerca e sperimentazione regionale e politica della ricerca agricola nazionale. È un discorso complesso che meriterà uno spazio adeguato.

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