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MARZO 2008 - anno 36°, n. 3

 

Editoriale

L'internazionalizzazione fa crescere le imprese

Tiberio Rabboni

L'export dei prodotti agroalimentari italiani è cresciuto nel 2007 del 9,1%, con 24 miliardi di euro di volume d'affari, confermandosi ai primi posti nella graduatoria dei settori che hanno fatto segnare un brillante risultato al nostro commercio con l'estero, nonostante il continuo apprezzamento dell'euro sul dollaro, valuta di riferimento per gli scambi internazionali.

Spicca, fra i segmenti, l'ottimo risultato dell'ortofrutta italiana, che, secondo i dati del Centro servizi ortofrutticoli, da gennaio a ottobre 2007 ha registrato, con oltre 3 milioni di tonnellate e 2,5 miliardi di euro, un incremento delle esportazioni dell'8% in quantità e del 12% in valore rispetto allo stesso periodo del 2006. I dati in valore sono ancor più positivi considerando che si sono ampliati i mercati di sbocco, a riprova dell'adeguamento del nostro sistema produttivo organizzato alla domanda globale, e che il nostro è Paese leader in Europa per molte specie, con un'offerta complessiva pari a 30,4 milioni di tonnellate di frutta e verdura.

Il "made in Italy" sta sempre più virando verso nuove rotte commerciali, verso Paesi con forti tassi di crescita, come Russia e Cina. Un segnale di vitalità delle nostre imprese, che stanno facendo vedere chiaramente come l'internazionalizzazione e la globalizzazione siano fattori di crescita. Ma anche un preciso monito per chi deve sostenere il nostro sistema agroalimentare a tutti i livelli in uno sforzo competitivo senza precedenti, dati gli attori in campo e la portata della competizione.

Il "made in Italy", ha ragione chi lo sostiene, deve diventare un fattore determinante di politica estera, aumentando l'efficacia di strumenti di tutela delle nostre denominazioni di origine, di sostegno logistico, amministrativo e finanziario, di promozione e valorizzazione commerciale. E anche a livello locale possono innestarsi in questo disegno azioni virtuose che vedano protagonisti il settore pubblico e quello privato, superando frammentazioni e sovrapposizioni che, è risaputo, sono tra i principali freni al dispiegamento di tante potenzialità.

Il programma di promozione per il 2008 che impegna Regione Emilia-Romagna, Ice, Consorzi di tutela, Unioncamere, Enoteca regionale e aziende private ha voluto essere un segnale in questa direzione, coinvolgendo diverse piccole e medie imprese agroalimentari per la presenza a qualificate rassegne estere. Nella nostra regione l'aggregazione dell'offerta, che tocca il 60% nel settore ortofrutticolo con 20 Organizzazioni dei produttori e 6 unioni di Op, va estesa ad altri settori.

Il Programma di sviluppo rurale che sta partendo in queste settimane ha fatto dell'aggregazione dell'offerta e delle politiche di mercato una delle sue scelte strategiche, che trovano poi riscontro in diverse misure dell'Asse 1, come la 121 (ammodernamento delle aziende agricole), la 123 (accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agroforestali) e la 133 (sostegno alle associazioni di produttori per attività di promozione e informazione).

Proseguiremo su questa strada. L'internazionalizzazione non va elusa e detta le nuove regole del gioco.

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