MARZO 2010 - anno 38°, n.3
Editoriale
L'agricoltura spopola, ma soltanto sul web
Andrea Segrè
Ecco la notizia: i giovani riscoprono il fascino dell’agricoltura. Si fanno conquistare e la praticano anche con discreti risultati imprenditoriali. Non è una favola, ma neppure il mondo reale. Impazza infatti sul web la mania per l’agricoltore virtuale. Così, dopo aver attraversato la Terra di mezzo del Signore degli anelli ed esser tornati dal pianeta Pandora di Avatar, oggi gli appassionati di videogame si fanno sedurre dal cyberspazio verde. Il gioco più famoso -Farmville - misura l’abilità di chi si cimenta chiedendogli di condurre in maniera efficiente un’azienda agricola.
La notizia fa sorridere, almeno in parte, anche il mondo agricolo: essere sul web significa poter raggiungere e sensibilizzare chi è lontano dal settore.
Fa sorridere sì, ma non troppo. Al di fuori del web per l’agricoltura continua il processo di invecchiamento degli addetti e di ridimensionamento economico. E se la recessione globale ha inciso in forma più lieve e sfasata rispetto all’industria e ai servizi, essendo quello primario un settore anticiclico, l’incertezza per i produttori aumenta.
L’instabilità dei prezzi sui mercati internazionali ha peggiorato fortemente le ragioni di scambio e i redditi hanno subito una contrazione significativa. Oltre alle tendenze reddituali, che comunque in Italia segnano un ribasso da molti anni, il settore primario deve affrontare rapidi cambiamenti legati alla globalizzazione, che tende a omologare i modelli di produzione e consumo, avvicinando Paesi geograficamente e culturalmente molto distanti.
Il nuovo simbolo della nostra agricoltura globalizzata sembrerebbe ormai il panino Mc Donald’s fatto con prodotti italiani. Al di là delle polemiche tra i fautori del fast food e dello slow food, lo scopo dell’iniziativa sarebbe l’ampliamento dei segmenti di mercato e delle possibilità di reddito. Bisognerà verificare se l’operazione non sia solo un grande spot per la multinazionale degli hamburger. Certamente i giovani sono attratti dal panino a basso costo e costituiscono un target interessante, anche se la strategia per raggiungerlo può non essere condivisa. Vedremo poi se i nostri allevatori avranno altrettanti vantaggi.
Va comunque detto che il nostro Paese da lungo tempo investe energie e risorse nella valorizzazione del made in Italy. Il messaggio recapitato ai consumatori sottolinea la differenziazione e la qualità dei nostri prodotti, che riscuotono consensi in tutto il mondo. Ciononostante, l’integrazione dei mercati e la comparsa di nuovi attori sulla scena internazionale, unitamente ai dubbi sulla futura politica agricola comune, rendono incerto il futuro dei produttori italiani e dell’Emilia-Romagna.
Alla luce di queste dinamiche, occorre un progetto ampiamente condiviso per rendere il settore più competitivo. Eliminare le inefficienze lungo la filiera, favorire la cooperazione fra gli attori più piccoli sono alcune delle misure che potrebbero sviluppare le capacità concorrenziali delle imprese. La partita, tuttavia, si gioca soprattutto a Bruxelles, dove si deciderà sulla Pac del dopo 2013. Ci auguriamo che le scelte europee possano favorire il ritorno di un’agricoltura in grado di sedurre i giovani anche nel mondo reale.
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