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MARZO 2011 - anno 39°, n.3

MARZO 2011 - anno 39°, n.3

Editoriale

I 150 anni dell'agricoltura e le nuove sfide di oggi

Tiberio Rabboni

Il 17 marzo 1861 fu proclamata ufficialmente l’Unità d’Italia. Da allora sono trascorsi 150 anni. Il cammino è stato tortuoso, difficile ed anche segnato da grandi tragedie collettive, ma sicuramente coronato da immensi traguardi di progresso economico e civile. L’Italia è oggi una grande realtà mondiale e gli italiani di ogni latitudine ne sono stati gli attivi fautori. L’agricoltura ha svolto un ruolo determinante nella nascita e nello sviluppo dello Stato unitario. Gli storici ci ricordano che il compromesso nazionale tra le classi dirigenti del Nord e del Sud ebbe come merce di scambio la sopravvivenza del latifondo nel meridione d’Italia. Di ciò si avvantaggiò l’agricoltura settentrionale che non solo si modernizzò attraverso l’introduzione della meccanizzazione, le grandi opere irrigue e le scuole agrarie, ma trovò nel nuovo mercato nazionale un sicuro sbocco commerciale per le proprie produzioni. L’Italia finalmente unita trainò la modernizzazione e lo sviluppo della parte più dinamica dell’agricoltura nazionale.

 

Dopo la sconfitta del fascismo e la fine della seconda guerra mondiale prese forma quel grande progetto di pace e di democrazia durevole che oggi chiamiamo Unione europea. Gradualmente la politica agricola abbandonò la dimensione nazionale per abbracciare l’orizzonte continentale. In Italia alla fine degli anni "60 nacquero le Regioni, che rivendicarono un ruolo diretto nella gestione delle politiche agricole fino ad ottenere, a metà degli anni ‘90, la competenza costituzionale esclusiva, contribuendo alla valorizzazione delle diversità agricole e all’affermazione di quell’insieme di produzioni tipiche che il mondo conosce come “made in Italy agroalimentare”.

 

Oggi, dunque, le strategie agricole si decidono a livello europeo, mentre le azioni concrete di supporto alle specifiche vocazioni produttive sono decise a livello regionale. E questo perché il mondo è cambiato: i mercati nazionali non esistono più, le dinamiche della domanda e dell’offerta agiscono a scala planetaria e così pure i prezzi agricoli, le grandi industrie alimentari si approvvigionano indifferentemente in ogni dove, la grande distribuzione concentra enormi volumi d’acquisto dettando regole e condizioni della fornitura, si competecon produzioni simili ma diseguali per qualità e costi di produzione. Tutto ciò riduce il valore economico della nostra produzione, la sua redditività, le sue prospettive. Solola dimensione politica ed economica europea può tentare di arginare questa situazione. Per farlo efficacemente serve una Pac diversa da quella fin qui conosciuta. C’è bisogno di nuove “reti protettive” per le imprese agricole che operano nel mercato globale: strumenti di assicurazione del reddito, adeguate politiche per l’intervento e l’ammasso privato, codici di condotta obbligatori per l’industria e la grande distribuzione, possibilità di tutelare le produzioni “sensibili”, effettivo autogoverno dell’offerta agricola, reciprocità con i produttori extraeuropei, valorizzazione dell’origine, contrasto alle contraffazioni su tutti i mercati del mondo.

 

Le prospettive dell’agricoltura italiana sono dunque affidate ad un cambiamento delle politiche europee e internazionali. Questa è la nuova ed impegnativa missione a cui è chiamata oggi l’Italia unita e la sua politica nazionale.

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