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NOVEMBRE 2000 - anno 28°, n. 11

 

Editoriale

Non possiamo convivere con i disastri annunciati

Marioluigi Bruschini

La piena del Po - che non ha precedenti in questo secolo - ha attraversato l'Emilia-Romagna fortunatamente senza le gravissime conseguenze che ha causato in altre regioni. Non sono tuttavia mancati grandi disagi per le nostre popolazioni, mitigati dall'impegno della Regione e degli enti locali, della Protezione civile, dei Vigili del fuoco e dei corpi dello Stato, del volontariato e dal comportamento responsabile degli abitanti delle zone a rischio. Un impegno che ha permesso di tenere sempre sotto controllo il grande fiume e di evitare altri nuovi disastri.
Passata la grande paura bisogna rimboccarsi le maniche. Ci siamo trovati di fronte ad un evento che ha la sua origine nell'ormai evidente cambiamento del clima. Le precipitazioni dello scorso ottobre non sono state purtroppo un'eccezione e si sono abbattute su un territorio sempre più fragile, che va difeso con efficaci interventi di prevenzione.
L'Emilia-Romagna si è mossa da tempo su questa strada, individuando le aree a rischio idrogeologico e intervenendo con progetti ed opere per garantire la sicurezza della sua rete idrografica.

Tutto questo però non basta. Dobbiamo riprendere con forza in tutte le sedi il problema della sicurezza del Po e del suo bacino, che diventa a questo punto una priorità nazionale. Ma parallelamente - per quanto riguarda l'Emilia- Romagna - va aperta una nuova fase nell'azione del governo regionale per una politica attiva di difesa del territorio, delle attività produttive - quindi anche dell'agricoltura - e per garantire la sicurezza delle popolazioni nelle zone più vulnerabili.
Un primo e grande impegno da affrontare riguarda l'uso razionale delle risorse idriche a scopi agricoli e civili per fermare la subsidenza e difendere le aree costiere. Un secondo tema, altrettanto importante, riguarda le opere di difesa del territorio e la loro capacità di prevenire ed evitare conseguenze disastrose.
Per dare risposte concrete a questi due problemi serviranno risorse ingenti e tempi non brevi: ma non ci si deve assolutamente fermare. Proprio entro quest'anno dovremo riprendere la discussione su due leggi regionali: quella sulla bonifica e quella per la riorganizzazione dei servizi di difesa del suolo. Sarà l'occasione per quel generale ripensamento e di un nuovo lavoro che le alluvioni di ottobre hanno drammaticamente imposto.

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