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NOVEMBRE 2007 - anno 35°, n. 11

 

Editoriale

Ferrari, Ducati e... un'agricoltura da campioni

Tiberio Rabboni

Il motomondiale e il campionato di Formula 1 sono stati vinti quest'anno da due prodotti di questa nostra terra che, davvero, non finisce mai di stupire. Una vittoria innanzitutto sportiva, ma anche di sistemi produttivi organizzati per valorizzare al massimo le risorse disponibili: il territorio, come distretto specializzato di imprese e di saperi diffusi; le partnership internazionali con aziende leader in segmenti di alta ed altissima specializzazione; la ricerca per conquistare nuove conoscenze da infondere nei prodotti e nel processo produttivo; la propensione delle persone a fare squadra, a condividere l'appartenenza a qualcosa di più grande ed importante, per dare e ricevere, ciascuno e tutti, di più e meglio.

Milioni di appassionati in tutto il mondo alimentano il mito di questi marchi, nati oltre cinquant'anni fa in modeste officine tra Borgo Panigale e Maranello, semplicemente perché trovano fantastico, cioè inverosimile, che due aziende italiane di medie dimensioni possano 'mettersi dietro' i giganti mondiali dell'automobilismo e del motociclismo. Davide contro Golia? Il locale che si prende la rivincita sul globale? La verità è un'altra. Qui si vince perché si è supplito alle minori dimensioni produttive, finanziarie ed internazionali con un'organizzazione sociale che ha messo al centro la conoscenza, il gioco di squadra e il "mostro sacro" dell'organizzazione.

Questo dicono le vittorie di Ducati e Ferrari, che accendono i riflettori internazionali sull'Emilia-Romagna e sono uno straordinario biglietto da visita per accreditare nell'opinione pubblica mondiale altre produzioni, altre capacità competitive, a cominciare da quelle agricole ed agroalimentari che stanno attraversando una fase di riorganizzazione dopo un difficile impatto con la globalizzazione e con le liberalizzazioni europee.

La scorsa annata agraria ha visto un significativo incremento della produzione lorda vendibile regionale insieme a un buon andamento dell'export e a una parziale ripresa del reddito agricolo. Quest'anno le cose andranno, a quanto pare, addirittura meglio, con l'eccezione negativa del comparto suinicolo, colpito da una crisi senza precedenti. Certamente la favorevole congiuntura internazionale ha pesato, ma molto si deve anche alle scelte compiute dalle nostre maggiori realtà imprenditoriali e cooperative. Oggi, infatti, abbiamo aziende di gestione del prodotto agricolo un po' più grandi e un po' più internazionali, più efficaci nell'export, nell'investimento per l'innovazione varietale e di processo, nella valorizzazione della qualità, nel contenimento dei costi della logistica e di quelli di sistema.

Dunque realtà più competitive rispetto a ieri, in grado di confrontarsi alla pari con le concorrenti realtà spagnole, francesi, olandesi, ecc. a tutto vantaggio dei piccoli e medi agricoltori emiliano-romagnoli. Ciò significa che anche per la competitività agricola valgono gli stessi presupposti della competitività motoristica: organizzazione, gioco di squadra, conoscenza e sapere diffuso. Non ci resta che insistere, sapendo che una volta normalizzatasi la congiuntura internazionale, il mercato sceglierà i suoi campioni. Noi abbiamo tutte le carte in regola per il podio.

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