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OTTOBRE 2000 - anno 28°, n. 10

 

Editoriale

Riforma della ricerca, non aspettiamo Godot

Guido Tampieri

Sul preoccupante stato in cui versa il sistema di ricerca e sviluppo in Italia sono ormai state scritte intere enciclopedie. L'Italia è storicamente all'ultimo posto nel novero dei Paesi industrializzati per investimenti, e purtroppo non si intravede una inversione di tendenza. Lo diciamo non per uno sterile esercizio critico, ma con la consapevolezza che nel settore agroalimentare la ricerca è una esigenza immanente e permanente per ottenere prodotti di qualità, tanto più forte se si propone di valorizzare i caratteri distintivi dei prodotti assieme alla naturalità ed alla sicurezza dei processi produttivi.
L'efficacia di queste politiche, che può favorire una maggiore competitività delle imprese, deriva senza dubbio anche dalla riforma e dalla riorganizzazione dei 23 istituti di ricerca e sperimentazione facenti capo al ministero delle Politiche agricole e forestali, avviata dal decreto legislativo 454 del 1999. Un processo che però si è arenato e del quale si fatica a comprendere il futuro.

Nulla ancora si sa del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura - nel quale le Regioni hanno un ruolo di rilievo - né degli altri organismi che avrebbero dovuto essere nominati nei 60 giorni successivi all'emanazione del decreto e che devono realizzare concretamente la riforma. Non solo: un capitolo fondamentale di quello che, all'indomani del decreto, secondo ragionevoli speranze era da considerare un nuovo corso - la possibilità di collegare le politiche nazionali alla domanda di innovazione proveniente dalle realtà periferiche - è ancora tutto da scrivere.
Una riforma è necessaria perché, nelle condizioni attuali, si perdono opportunità, si disperdono energie, si lascia spazio ad ipotesi e comportamenti privi di respiro progettuale e strategico, quando invece le dinamiche internazionali e il divario rispetto agli altri Paesi sollecitano un'accelerazione dei programmi della ricerca e una loro traduzione in maggiori chances per le imprese.
Ed è necessaria anche per sostenere lo sforzo di adeguamento delle politiche nazionali e regionali alla dimensione europea e per assicurare ricadute positive dell'intervento pubblico. L'agricoltura italiana non può più aspettare Godot, l'ormai famoso personaggio di Samuel Beckett che non arriva mai.

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