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OTTOBRE 2007 - anno 35°, n. 10

 

Editoriale

Dovremo convivere con prezzi in aumento

Corrado Giacomini

Negli Usa la produzione di etanolo è arrivata ad assorbire circa il 20% del mais prodotto e un recente studio ha stimato che l'espansione dell'industria dell'etanolo da mais potrebbe assorbire – con il petrolio a 60 dollari al barile – fino al 51% della produzione interna. Ad un prezzo che viaggia sopra gli 80 dollari al barile, è facile capire lo sconquasso che sta avvenendo sul mercato mondiale dei cereali, e non solo del mais, a fronte dell'incremento della domanda dei grandi Paesi emergenti, come Cina e India, e in presenza di andamenti climatici negativi che hanno provocato una forte contrazione delle scorte.

Nel medio periodo, come stimano Fao e Ocde, sarà molto difficile una flessione significativa dei prezzi dei cereali e anche del latte, un altro prodotto critico, per cui temo che sarà arduo evitare le ripercussioni sui prezzi al consumo. Per quanto riguarda il mercato italiano non bisogna dimenticare che la grande distribuzione esce da alcuni anni di vacche magre, perché il carrello della spesa si era un pò ristretto a favore di altri consumi, per cui è stata costretta a frenare gli aumenti di prezzo.

A questo si aggiunge la cattiva organizzazione di molte filiere agroalimentari che richiedono il passaggio in tante mani prima che il prodotto arrivi al consumatore finale. Un recente studio dell'Antitrust sulle filiere ortofrutticole ha dimostrato, per esempio, che il ricarico medio sul prezzo finale è del 77% nel caso di filiera cortissima (acquisto diretto dal produttore da parte del distributore al dettaglio) e arriva quasi al 300% nel caso di filiera lunga (presenza di 3 o 4 intermediari). Per un Paese come il nostro, con una bilancia agroalimentare fortemente deficitaria, è difficile non subire l'aumento dei prezzi mondiali; l'unica speranza è che la Ue decida in fretta di passare il guado tra vecchia e nuova Pac, perché non hanno più senso misure come il set-aside e le quote in presenza del disaccoppiamento.

Quello che c'è da fare riguarda soprattutto l'organizzazione del nostro sistema agroalimentare. Purtroppo si è incominciato male: all'inizio l'industria di trasformazione e la distribuzione hanno annunciato di essere costrette ad aumentare i prezzi; subito hanno risposto le organizzazioni degli agricoltori per denunciare il pericolo di aumenti ingiustificati a fronte di incrementi non proporzionali alla produzione; poi è sembrato che tutte e due le parti avessero scoperto che era meglio rispolverare lo strumento degli accordi interprofessionali, ma finora non è stato concluso nulla di concreto. Alla fine, pare che tutte e due le parti cerchino di speculare sulla situazione di mercato: i primi proseguendo nella loro politica di aumenti di prezzo al consumo; i secondi temporeggiando nelle vendite dei cereali stoccati.

Per concludere, l'attuale situazione di mercato e la fine delle politiche protezionistiche della Pac mettono in evidenza l'urgenza di riorganizzare il nostro sistema agroalimentare e certamente gli strumenti dell'interprofessione (accordi di filiera, contratti quadro, ecc.) sono un mezzo per farlo.

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