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SETTEMBRE 1999 - anno 27 n. 9

 

Editoriale

ORTOFRUTTA, ANNO ZERO

Guido Tampieri

Il bilancio della frutta estiva è pessimo. I prezzi alla produzione di pesche, nettarine e albicocche sono crollati sotto la soglia di sostenibilità.
La commercializzazione dei kiwi desta preoccupazione. Cercare le cause della crisi nei soli fattori climatici è riduttivo e fuorviante. Il fatto è che bastano un piccolo eccesso di produzione, una sovrapposizione dei calendari di maturazione per mettere in crisi il sistema, a testimonianza della sua fragilità e della persistenza di problemi strutturali ai quali i ritiri dell'Agea non possono porre rimedio. Possiamo considerare il 1999 l'anno zero dell'ortofrutta, lo specchio delle condizioni e delle contraddizioni nelle quali si trova la nostra produzione nella nuova stagione della competizione internazionale.
È un quadro preoccupante che ci deve spingere ad agire senza esitazioni, perché le cose non si risolveranno da sè. Non basterà neppure accelerare, come pure è necessario, le tradizionali politiche di rafforzamento dimensionale delle imprese. Le realtà più strutturate e meglio organizzate non sono al riparo dagli effetti negativi di una situazione complessivamente ingovernata.
Come è illusorio pensare di ridurre la forbice tra prezzi al consumo e remunerazione dell'agricoltore se non si modificano i rapporti di filiera, se non si salda una catena di cointeressenze composta di solidi anelli.

Tutto ci conduce all'organizzazione dell'offerta, alla costruzione di efficaci strumenti di governo della produzione in funzione dei mercati. Le risposte vanno cercate, in primo luogo, lì: devono assumere carattere di sistema, impegnare le imprese in un confronto permanente teso alla costruzione di un comune disegno strategico e di scelte operative che lo innervino.
Nessuno si deve sentire imputato. Tutti devono avvertire l'impegno responsabile di dar vita ad organismi che rispondano, per volumi di produzione coinvolti e dimensioni d'area interessate, alla natura nuova dei problemi che l'organizzazione della grande distribuzione e dei mercati pongono.
Questi temi sono stati correttamente posti al centro del confronto, con una risolutezza nuova. La Regione sosterrà con ogni mezzo la costituzione di strutture di raccordo tra le organizzazioni dei produttori e di strumenti interprofessionali in grado di garantire un miglior governo dell'offerta in funzione del mercato.

È una ricerca che deve potersi avvalere di tutte le opportunità offerte dalla Ocm; di più, deve diventare punto di riferimento e parametro del suo indispensabile adeguamento. Anche i piani ortofrutticoli, nazionale e regionale, dovranno essere, a loro volta, cornice e sostegno dei nuovi processi di organizzazione dell'offerta.
Questo è il contributo che l'attuale e impegnativo passaggio richiede alle istituzioni.

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