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SETTEMBRE 2008 - anno 36°, n. 9

 

Editoriale

Un nuovo agriturismo per l'Emilia-romagna

Tiberio Rabboni

La Giunta regionale dell'Emilia-Romagna ha recentemente approvato il progetto di legge di riforma della normativa sugli agriturismi, che dovrà essere esaminato e discusso dall'Assemblea legislativa per l'approvazione definitiva. Che intenti e obiettivi ha il nuovo provvedimento? Le norme in vigore risalgono al 1994. Da allora molte cose sono cambiate. Il Parlamento italiano ha emanato tre anni fa una disciplina quadro. L'Unione europea destina una quota significativa dei fondi per lo sviluppo rurale al sostegno delle attività agrituristiche, considerate una opportunità di integrazione dei redditi agricoli e di valorizzazione delle risorse ambientali, agricole e culturali dei territori più svantaggiati, rurali, collinari e montani.

Gli ultimi anni hanno anche visto emergere un problema di qualità. Accanto alle interessantissime proposte dei tanti agriturismi legati alla tradizione e alla tipicità, sono cresciute offerte assai più discutibili: menù e carte dei vini assolutamente generici o decontestualizzati, materie prime agricole ed alimentari provenienti in maggioranza dai circuiti commerciali ordinari, indeterminatezza delle stagionalità, accentuazione dei servizi di ristorazione rispetto a quelli di fruizione, soggiorno e pernottamento e così via. Situazioni che, da un lato, mostrano un mancato rispetto delle norme, comportamenti peraltro puntualmente rilevati e sanzionati dagli organi preposti alla vigilanza e al controllo, come documenta la tabella pubblicata a pagina 12 su questo numero di 'Agricoltura'; dall'altro denunciano un vuoto legislativo su cui ora è necessario intervenire.

Dev'essere tuttavia chiaro che una normativa che indirizza alla qualità, alla tipicità e ai valori rurali non toglie opportunità al settore, ma al contrario le accresce. Il turismo tradizionale è in crisi, così come tutti i consumi generici. Crescono invece le nuove grandi correnti nazionali ed internazionali del turismo enogastronomico e territoriale che si basano su distintività, autenticità, tipicità e tradizione.

Proprio per questo il progetto di legge regionale fissa nuovi requisiti per l'attività agrituristica, introduce incentivi alla formazione di 'Club d'eccellenza', rafforza il sistema dei controlli per l'effettivo rispetto della norma e, infine, semplifica le procedure autorizzative, generalizzando la Dia, dichiarazione di inizio attività. In breve, oltre alla precisazione dei requisiti soggettivi (il titolare deve dedicare il numero maggiore di giornate lavorate all'attività agricola) viene stabilito che almeno l'80% dei prodotti utilizzati per i pasti provengano dallo stesso agriturismo, da altre aziende agricole del territorio o da prodotti regionali a denominazione certificata (Dop, Igp, biologico, Doc, Docg). I menù devono riferirsi alle tradizioni enogastronomiche locali e non si possono superare i 50 pasti giornalieri, eventualmente con due pasti aggiuntivi per ogni camera o piazzola presente nell'azienda agrituristica, per incentivare l'offerta di servizi di soggiorno. Insomma, un agriturismo che scommette sui prodotti di un'agricoltura unica ed irripetibile, su culture enogastronomiche della tradizione, su luoghi identitari inimitabili, sull'umanità e la professionalità dei nostri agricoltori. Un contributo allo sviluppo rurale, ma anche alla qualificazione turistica e commerciale della nostra regione.

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