SETTEMBRE 2009 - anno 37°, n.9
Editoriale
Frutta: quattro proposte per combattere le crisi
Tiberio Rabboni
Un altro anno nero per la frutticoltura estiva. Il prezzo pagato agli agricoltori è scandalosamente basso e non copre neppure i costi di produzione. Le cause sono molteplici e tutte note: c’è la recessione internazionale, girano meno soldi, le famiglie riducono i consumi e nell’elenco delle rinunce ai primi posti compare la frutta. Calano le esportazioni in Germania e negli altri Paesi europei, diminuisce la domanda dell’industria di trasformazione. Cresce la concorrenza tra Paesi produttori.
L’andamento meteorologico ha poi scombinato e sovrapposto i calendari di raccolta, con affollamento di offerte, commistione di calibri e qualità. Insomma più offerta, peraltro non sempre adeguata, che domanda.
Il crollo dei prezzi è accentuato dallo straordinario potere commerciale della Grande distribuzione organizzata (Gdo), che determina in modo diretto ed indiretto un’ulteriore compressione dei già bassi valori di mercato. Quando le concomitanze sono tutte così gravi e negative cosa si può fare? Tante cose, ma tutte assai poco efficaci, se i buoi sono già scappati dalla stalla.
L’ accordo regionale del luglio scorso tra organizzazioni produttori (Op) e Gdo per prezzi all’origine più remunerativi ha dato, purtroppo, esiti quantitativi assai modesti.
Così pure i ritiri di prodotto attivati dalle Op per gli indigenti e la trasformazione energetica. Quando il prezzo internazionale crolla, nessuna iniziativa locale o parziale ha la forza sufficiente per rovesciare le tendenze. A quel punto si può solo cercare di minimizzare il danno, con l’attivazione di aiuti per il contenimento dei costi aziendali.
Ma anche su questo versante le cose non vanno bene. La Regione, attraverso gli Agrifidi, interverrà per abbattere di due punti il costo del credito d’esercizio, ma il contributo dello Stato alla copertura dei costi per le assicurazioni contro le calamità, nonostante le reiterate promesse, ancora non c’è. Né sono all’orizzonte altri interventi nazionali.
Bisogna cercare di ridurre preventivamente i danni, almeno per le prossime annate.
È possibile farlo? Io credo di sì, con nuovi strumenti di difesa del reddito e nuove regole di gestione delle situazioni di crisi.
Per questo sottoponiamo, ai vertici agricoli nazionali, quattro proposte di intervento e di riforma. Intanto, serve una modifica dell’Ocm ortofrutticola, da condividere con gli altri Paesi europei, per accrescere l’efficacia dei ritiri con vincoli erga omnes e, in secondo luogo, per consentire il cofinanziamento di fondi nazionali e transnazionali mutualistici, finalizzati a sostenere i prezzi agricoli nelle annate sfavorevoli.
È poi necessario allineare la pressione fiscale e il costo del lavoro italiano con quello dei concorrenti spagnoli e c’è bisogno di un accordo quadro nazionale, da rinnovare annualmente all’inizio della stagione, tra Gdo e Op, patrocinato e sostenuto da Governo e Regioni, sul riconoscimento dei costi di produzione, sulla valorizzazione del prodotto nazionale e sulla trasparenza delle transazioni commerciali. Infine, va organizzato un vertice mediterraneo annuale, una sorta di “G8 frutticolo”, per tentare di ridurre le spigolosità della concorrenza e governare congiuntamente produzione e commercializzazione sui mercati internazionali.
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