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SETTEMBRE 2011 - anno 39°, n.9

SETTEMBRE 2011 - anno 39°, n.9

Editoriale

Frutta: non c’è futuro senza cambiamento

Tiberio Rabboni

C’è bisogno di cambiare. Questo è in sintesi l’appello che arriva dalla campagna frutticola 2011, una delle peggiori degli ultimi anni. Il sistema produttivo, commerciale e istituzionale che presidia il comparto si è infatti rivelato incapace di reagire ad una congiuntura sicuramente difficile, multifattoriale e di scala internazionale, ma non per questo inaffrontabile.

Le criticità sono emerse con grande chiarezza e riguardano innanzitutto la capacità del sistema, organizzato e non, di autoregolamentare l’offerta del prodotto, la sua qualità, il rapporto con il mercato e con la Grande distribuzione. Spesso, troppo spesso, si è fatto prevalere l’“ognuno per sé” e il “si salvi chi può” rispetto al più opportuno “coalizziamoci per difendere insieme la redditività minima della produzione di qualità”.

Si è manifestata anche un’assoluta inefficacia degli strumenti di prevenzione e gestione delle crisi di mercato.

Da questo punto di vista, l’Ocm ortofrutticola va rapidamente rivista ed adeguata. L’Europa deve capire che la frutta estiva deperibile ha una sua specificità e l’intervento di ritiro, per essere efficace, deve poter coinvolgere in un tempo ben definito il numero più ampio possibile di aziende e volumi sufficienti a tonificare davvero il mercato.

C’è poi da intervenire sulla Grande distribuzione affinché non abusi del suo enorme potere contrattuale nei rapporti con i fornitori agricoli. È indispensabile un intervento legislativo di tutela che obblighi alla effettiva trasparenza e correttezza nella scontistica, nei tempi di pagamento, nelle promozioni e nel riconoscimento dell’origine nazionale delle produzioni.

Infine va messa in discussione la produzione che non ha mercato o che contribuisce a livellare al basso i prezzi all’origine e, contemporaneamente, va avviato un programma nazionale di miglioramento e riconversione varietale.

Queste le cose da fare. Ognuno deve fare la sua parte: Op, operatori commerciali privati, associazioni d’impresa, Mipaaf, Parlamento, Regioni, Europa. Noi siamo pronti a fare la nostra. Nell’ultimo anno abbiamo cercato in vari modi di smuovere le acque: prima con l’incontro tra le Regioni ortofrutticole europee a Cesena, poi con il convegno nazionale del gennaio scorso a Bologna su nuova Pac e Ortofrutta, successivamente con la richiesta al ministro di un intervento sulla Grande distribuzione per un codice di condotta nelle forniture, infine con le ripetute proposte al Governo e, per suo tramite, a Bruxelles per interventi anticrisi realmente efficaci.

Purtroppo non abbiamo avuto riscontro e le cose sono andate come vediamo. Ora, però, la situazione può cambiare. Il mondo agricolo italiano e quello cooperativo hanno finalmente assunto una posizione univoca sulle cose da fare qui e in Europa. Dunque non ci sono più alibi. Per nessuno.

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