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SUPPLEMENTO N.17 - La rintracciabilità nel settore agroalimentare

 

Editoriale

Prefazione

Maurizio Ceci

Non esiste il libero mercato. O, meglio, esiste solo la libertà di decidere se tentare di stare o meno sul mercato.
Da quel punto in poi, non è possibile liberarsi da due vincoli: la soddisfazione dei propri clienti e la battaglia contro la concorrenza. Né in regime liberistico, né nell'ambito delle economie pianificate, a ben vedere, possono essere evitati questi vincoli.
Lasciando da parte le provocazioni, è ormai chiaro che quando gli imprenditori emiliano - romagnoli decidono di dedicarsi all'attività di produrre e vendere generi agricoli e alimentari, sanno già che non potranno in nessun modo pensare di contrastare i propri concorrenti internazionali sulla base del prezzo: devono offrire altro, devono trovare strade più qualificanti, per soddisfare i propri clienti, per mantenere i mercati già acquisiti, per conquistarne di nuovi.
L'Emilia-Romagna può contare su una rosa di sistemi produttivi tale da impensierire qualsiasi altra area; eppure proprio per questo deve continuare ad offrire di più, magari prima e meglio degli altri.
Io credo che oggi la rintracciabilità sia una delle strade da percorrere per raggiungere questi obiettivi. Ma non sto parlando di quella rintracciabilità che, secondo quanto sostengono fonti anche autorevoli, dovrebbe essere promossa per garantire la sicurezza alimentare. La sicurezza alimentare, lo affermino o meno le leggi, è qualcosa di dovuto al consumatore.
La rintracciabilità, invece, permette di dimostrare di avere adempiuto agli obblighi, e di non essersi fermati. Permette di far conoscere a chi acquista il prodotto quale storia esso abbia vissuto, attraverso quali processi sia diventato ciò che è ora; al giorno d'oggi, anche questo non è poco. Insomma, permette di fargli conoscere ciò che si ritiene sia particolarmente qualificante del proprio modo di operare, del proprio modo di intendere una professione o, perché no, un'arte. Ed è un'assunzione di responsabilità nei confronti del consumatore.
Il sistema pubblico, ed in particolare la Regione Emilia- Romagna, ha posto l'attenzione su politiche in grado di fornire ai consumatori, con modalità necessariamente diverse dalle campagne promozionali e dagli slogan pubblicitari, strumenti idonei per acquisire conoscenza sui prodotti alimentari in vendita.
Ritengo che alle amministrazioni pubbliche spetti il compito di stimolare con aiuti finanziari il sistema imprenditoriale per accompagnare le strategie d'impresa che mirano ad implementare le tecniche di rintracciabilità; diffondere la "cultura della rintracciabilità" fra gli operatori economici e nella società; svolgere, quando richiesto, una funzione di supporto nella costruzione dei percorsi e delle regole della rintracciabilità.
Abbiamo dimostrato di credere in questa strada, stanziando risorse imponenti proprio per questi scopi.
La legge regionale 33/2002, un esempio unico in campo nazionale, e forse anche oltre, ha proprio lo scopo di incoraggiare le imprese emiliano - romagnole a dedicarsi, in modo del tutto volontario ed in anticipo sulle richieste della legislazione, a questa strategia: ad esse spettano il compito e il diritto alla scelta del modello di rintracciabilità, del modo con cui renderlo operante e la definizione degli strumenti da utilizzare.
La rintracciabilità può così diventare un mezzo a loro disposizione per rispondere alla richiesta del mercato e alle esigenze della clientela, al fine di procurarsi vantaggio e competitività. Il tutto, è il caso di sottolinearlo, nel rispetto e ad integrazione di ciò che, oggi e nel prossimo futuro, è e sarà normativa inderogabile.

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