Portale Agricoltura - Regione Emilia-Romagna

Salta ai contenuti

Sei in: Home ›› Informazioni ›› Agricoltura ›› Archivio Agricoltura ›› SUPPLEMENTO N.30 - Dai campi l'energia del futuro

 

SUPPLEMENTO N.30 - Dai campi l'energia del futuro

 

Editoriale

Dalle bioenergie la speranza di un futuro con meno petrolio

Tiberio Rabboni

Le bioenergie sono una grande speranza per un futuro energetico progressivamente svincolato dal dominio incontrastato del petrolio e dei suoi "derivati", comprese le micidiali polveri sottili, l'effetto serra provocato dall'aumento di CO2 e, col petrolio a 75 al dollari al barile, la bilancia dei pagamenti e il crescente deficit commerciale italiano.
Ma sono anche la speranza di nuove fonti di reddito e di nuovi mercati di sbocco per un'agricoltura, la nostra, in evidente difficoltà nelle produzioni alimentari generiche ed indistinte, dove i nuovi ed agguerriti concorrenti europei ed internazionali propongono prezzi e volumi spesso neppure confrontabili.
Questa speranza sta diventando futuro concreto e ravvicinato? Difficile dare una risposta affermativa senza "se" e senza "ma". La navigazione procede a vista. Sicuramente l'azienda agricola che può gestire direttamente la produzione della materia prima, la trasformazione e la vendita dell'energia è molto di più di una speranza. È una realtà collaudata positivamente in tanti Paesi europei e nella stessa Italia.
Più problematica è la risposta circa lo sviluppo di una "filiera" agro-bioenergetica nazionale. Produrre bioenergie su larga scala significa coltivare in quantità adeguate e territorialmente programmate girasoli, mais, sorgo, canne, pioppi, legname ed altre specie vegetali ad alto contenuto energetico, integrate con scarti di lavorazione ed altro materiale organico. Significa localizzazioni che minimizzino i costi del trasporto della materia prima locale; capitali d'investimento per la realizzazione degli impianti di produzione, necessariamente sostenuti dal concorso di fondi pubblici; accordi e contratti di filiera tra agricoltori, trasformatori e distributori; prezzi della materia prima agricola remunerativi per l'agricoltore e compatibili con il conto economico del trasformatore. Infine, significa un mercato di sbocco per le bioenergie, sicuro e duraturo, adeguatamente regolato ed incentivato.
Esistono oggi tutte queste condizioni? Non tutte. Sicuramente permane una grande distanza sul prezzo della materia prima tra agricoltori ed industriali che impedisce la formulazione di qualsiasi ipotesi di filiera agroenergetica. Sicuramente è ancora incompiuto il quadro normativo e fiscale nazionale ed europeo. La nostra proposta è di avvicinare ed allineare la forbice dei prezzi agendo da un lato sulla leva degli aiuti europei accoppiati per le produzioni agroenergetiche, dall'altro sulla defiscalizzazione dei siti produttivi (come è avvenuto in Francia) e dall'altro ancora, sul sostegno all'ingresso delle imprese agricole, necessariamente associate, nel business della produzione e della vendita dell'energia. Ci auguriamo che il nuovo Governo italiano si muova rapidamente nella giusta direzione. Intanto in Emilia-Romagna procediamo alla costruzione della filiera "possibile".
La partecipazione al programma nazionale di ricerca "Probio" ci ha consentito di trattare, a livello dimostrativo, le principali problematiche relative a biodiesel, colture dedicate, biogas.
Per quest'ultimo, abbiamo erogato un finanziamento di 4.353.654 euro per la costruzione di 15 impianti aziendali e interaziendali per la produzione di biogas da reflui zootecnici, con il duplice scopo di contribuire alla salvaguarda ambientale e di produrre energia.
Attualmente è in fase di implementazione un ulteriore bando per la produzione di energia da biomasse (colture dedicate) che ha lo scopo di contribuire alla costruzione di alcuni impianti pilota di piccola taglia, gestiti da agricoltori singoli o associati che dimostrino di presidiare tutta la filiera, dalla produzione di materia prima alla vendita di energia: è infatti dalla vendita di energia che può venire un valore aggiunto all'agricoltore, altrimenti penalizzato dal solo conferimento della materia prima.
Stiamo, inoltre, predisponendo il nuovo Piano di sviluppo rurale 2007- 2013 che potrà senz'altro contribuire, attraverso misure presenti in tutti gli assi previsti, a creare una rete diffusa di piccoli impianti per la conversione energetica presso le aziende agricole.
Anche il recente provvedimento governativo che ha equiparato la produzione di energia da prodotti agricoli ad altre attività di trasformazione (attività connessa) costituisce un incentivo ad operare in tal senso.
Restano invece alcune incertezze relativamente alla costruzione di centrali di dimensione pari o superiore ai 20 Mw elettrici - per le quali sono necessarie quantità elevate di biomassa (quindi, porzioni rilevanti di territorio interessato da coltivazioni dedicate), oltre alle analisi di impatto ambientale - e alle garanzie per il reddito dell'imprenditore agricolo e di approvvigionamento di materia prima di provenienza regionale.
La Regione, in questa fase, sta cercando di contribuire all'effettuazione di tutte le necessarie verifiche nell'ambito della riconversione degli zuccherifici, che come noto, può beneficiare di un sostanzioso fondo finanziario europeo ad indennizzo delle quote di produzione dello zucchero dismesse.
È chiaro che l'attuale fase deve necessariamente vedere un diretto coinvolgimento del mondo agricolo nella costruzione di un processo teso alla formazione di una nuova figura di imprenditore agricolo, direttamente interessato alla vendita del prodotto finale "energia".
Senza questa partecipazione attiva si rischia di vedere sfumare non solo l'opportunità di entrare da protagonisti nel nuovo possibile business agroenergetico, ma la possibilità stessa di dare vita ad una vera filiera italiana delle bioenergie radicata sul territorio e nel tessuto delle imprese locali.

Sommario