SUPPLEMENTO N.34 - Agricoltura biologica: l'orticoltura
Editoriale
Non più nicchia, ma risorsa per l'agricoltura di qualità
Oggi, quando si parla di agricoltura biologica, è ben chiaro che non si raccontano più le imprese di un gruppo di sparuti pionieri che qualche lustro fa promuovevano un nuovo metodo di coltivazione andando contro il comune modo di produrre, che spesso venivano tacciati di essere dei sognatori, di aver accumulato qualche risparmio con altre attività o di vivere ai confini della società, quasi a ricercare il "mito del buon selvaggio" di rousseauiana memoria.
In Italia l'agricoltura biologica ormai non è più una nicchia, ma un segmento produttivo degno di interesse, per i risvolti ambientali e per l'economia che movimenta. Negli ultimi quindici anni sono stati compiuti enormi passi in avanti dal punto di vista politico-legislativo, strutturale e tecnico.
Per anni abbiamo rilevato un trend di sviluppo delle coltivazioni (l'Italia è uno dei maggiori produttori di derrate biologiche in Europa) cui è corrisposto un aumento dei consumi. Negli ultimi anni, tuttavia, la fase di recessione, che ha colpito l'Italia e in parte anche gli altri Paesi europei, ha ridotto il potere d'acquisto, ponendo di fatto i prodotti biologici ai margini delle scelte alimentari dei consumatori; oppure si sono create diminuzioni di prezzi che hanno penalizzato i produttori. Gli agricoltori italiani, pur operando in situazioni differenti e diversificate, hanno dimostrato di essere in grado di accettare le sfide e di recepire i nuovi indirizzi produttivi con grande capacità tecnica e con grande passione.
Inizialmente l'agricoltura biologica è stata affrontata come una pratica di sostituzione, dove il concime minerale veniva sostituito dal concime commerciale organico e i trattamenti antiparassitari chimici con quellidi origine naturale. La situazione attuale appare diversa, anche grazie allo sforzo dei ricercatori che hanno investito il proprio tempo su questo settore: è maturata una maggiore consapevolezza sul fatto che l'agricoltura biologica è innanzitutto la difesa di un equilibrio naturale, dove ogni azione esterna ha una sua diretta conseguenza. Oggi gli agricoltori sono in grado di coltivare con successo anche le specie ritenute qualche anno fa di difficile produzione, causa i problemi di malerbe o di controllo fitosanitario. Ne sono un esempio le carote biologiche della Sicilia o lo spinacio da industria coltivato in Emilia-Romagna.
Alcuni passi importanti sono stati percorsi grazie allo sviluppo di progetti di ricerca che hanno permesso di studiare nuove attrezzature per il controllo delle malerbe. Non bisogna tuttavia dimenticare che il lavoro maggiore è sempre quello fatto a monte sulla gestione poliennale degli appezzamenti, sull'adozione di adeguate successioni colturali, sul controllo costante, ripetutoe tempestivo delle malerbe. Per la difesa si possono ripetere le stesse considerazioni: i miglioramenti della tecnica sono dovuti in parte alla disponibilità di nuovi prodotti, ma le strategie aziendali giocano un ruolo preminente.
Nel biologico molti agricoltori hanno imparato ad analizzare gli equilibri naturali, osservare l'evoluzione dei parassiti e dei potenziali predatori, mettere in atto le pratiche che consentono di avere il predatore presente ed attivo quando si diffonde il parassita. Spesso occorre adottare cicli di coltivazione che consentano di sfuggire ai problemi nelle fasi di maggior attacco, anche se le problematiche si accentuano quando vi sono condizioni meteorologiche avverse.
Le esperienze maturate hanno reso evidente il ruolo delle resistenze genetiche e si devono pertanto consigliare quelle varietà che ne sommano diverse. La difesa dai patogeni, oggi, è basata molto anche sulla prevenzione. I terreni devono essere lavorati bene, non devono presentare avvallamenti, debbono essere ben strutturati e possedere un buon livello di sostanza organica. La pianta dev'essere in buone condizioni di sviluppo e le concimazioni bilanciate.
Di fronte ai progressi compiuti sotto l'aspetto tecnico, non è corrisposto un pari miglioramento della commercializzazione. Ciò che ha maggiormente caratterizzato il mercato nell'ultimo decennio è stato l'ingresso della grande distribuzione organizzata. Questo fatto, da un lato salutato con favore perché apriva spazi importanti e consentiva la commercializzazione di elevati volumi di prodotti biologici, dall'altro ha portato il settore a vivere gli stessi problemi delle produzioni integrate: l'innovazione tecnica non è stata premiata, ma è diventata quasi un prerequisito, una condizione senza la quale il produttore non riesce a vendere alla Gdo.
Si è assistito, insomma, all'ennesima dimostrazione di come gli sforzi effettuati dal mondo della produzione non vengano adeguatamente premiati dal settore della distribuzione. Se il problema è stato meno avvertito per effetto dei contributi comunitari che sostenevano la produzione, oggi si ha maggiore consapevolezza che le produzioni biologiche orticole potrebbero andare incontro ad una riduzione di superficie coltivata. Rischio tanto maggiore, quanto più le strutture di lavorazione e le piattaforme logistiche si rivolgono ad un mercato estero per acquisire prodotti e sviluppare operazioni di trading.
Si ha talora la sensazione che l'agricoltura biologica non venga più valutata come una opportunità di salvaguardia ambientale e come un segmento in grado di garantire una redditività all'agricoltore locale, quanto piuttosto un segmento commerciale da sfruttare. Non si è radicato nel consumatore il binomio agricoltura biologica - prodotto tipico e si assiste indifferentemente alla commercializzazione di prodotto locale a fianco di quello importato, il che crea difficoltà a distinguerlo da parte di chi compra. In molti casi gli agricoltori non ricavando sufficiente remunerazione dalle proprie produzioni, e spesso non avendo la possibilità di coltivare molte specie, date le limitazioni poste da certe strutture di lavorazione, hanno sperimentato la formula della vendita diretta in azienda. Questa soluzione può essere interessante e positiva per aziende vicine ai centri urbani e facilmente raggiungibili, ma non può essere riproposta per aziende lontane da strade di grande comunicazione.
Va anche sottolineato che, per essere ricercata dal consumatore,la vendita diretta deve fornire un'ampia gamma di specie e garantire costantemente il prodotto per un determinato periodo. In alcuni casi si è assistito alla trasformazione dei punti di vendita diretta in negozietti di frutta e verdura, che acquistano parte dei prodotti fuori azienda, per incrementare l'offerta. Nell'ambito della commercializzazione si stanno sperimentando formule alternative, quali la consegna a domicilio (prendendo spunto dalla consegna a mezzo corriere o postale già sperimentata da oltre un decennio in Svizzera)o la consegna presso punti di aggregazione costituiti da sedi di quartiere,ecc.
Aldilà di queste esperienze,che interessano soprattutto le piccole aziende, bisogna formulare ulteriori analisi per comprendere come sia variato l'interesse dei consumatori negli anni, come il prodotto biologico possa essere percepito e ricercato anche come trasformato e surgelato. Occorre essere preparati a far fronte alle nuove prospettive di mercato o a una maggiore richiesta dai mercati esteri.
Negli ultimi anni si è assistito anche ad una più consistente presenza di progetti di ricerca e sperimentazione sul biologico,che hanno fornito o forniranno importanti elementi di innovazione a supporto della gestione del terreno e delle colture.Occorre che gli sforzi della ricerca e soprattutto quelli dei produttori non vengano vanificati sull'onda del solo concetto che il prezzo è stabilito dal mercato e di conseguenza nessuno è responsabile delle situazioni di crisi.
In un'epoca dove il risparmio energetico rappresenta un obiettivo chiave della società, occorrerebbe riflettere sui costi energetici dei trasporti e valutare nuove regole per la commercializzazione del biologico. Da ultimo è doveroso insistere sull'informazione al consumatore, affinché effettui scelte sempre più consapevoli nell'ottica di una valorizzazione delle produzioni tipiche biologiche.
Sommario
I MEZZI DI DIFESA E LA SALVAGUARDIA DELL'AMBIENTE ( PDF - 175 kB )
A cura di Sergio Gengotti
ETICHETTE PIÙ TRASPARENTI PER I PRODOTTI AGRICOLI ( PDF - 140 kB )
A cura di Sanzio Quaquarelli
UNA FILIERA CONDIZIONATA DA MOLTE VARIABILI ( PDF - 206 kB )
A cura di Giampiero Reggidori
ORTICOLE DA MERCATO FRESCO: TUTTE LE VARIETÀ CONSIGLIATE ( PDF - 156 kB )
A cura di Pier Paolo Pasotti, Sandro Bolognesi, Vanni Tisselli
PRODOTTI DI IV GAMMA, ASPETTI QUALITATIVI E TECNOLOGICI ( PDF - 91 kB )
A cura di Marco Dalla Rosa, Pietro Rocculi
SUPPLEMENTO COMPLETO ( PDF - 1453 kB )
A cura di Coordinamento redazionale: Antonio Apruzzese, Elena Contini, Redazione "Agricoltura" - Regione Emilia-Romagna
TECNICA COLTURALE: INTERVENTI PER IL CONTROLLO DELLE MALERBE ( PDF - 226 kB )
A cura di Lamberto Dal Re, Tiziano Galassi
LO STATO DEL SETTORE E LE PROPOSTE PER LO SVILUPPO ( PDF - 326 kB )
A cura di Paolo Carnemolla
- INDICE ( PDF - 49 kB )
METODI PER MIGLIORARE LA FERTILITÀ DEL TERRENO ( PDF - 334 kB )
A cura di Pierfrancesco Nardi, Stefano Canali, Fabio Tittarelli
Introduzione
NON PIÙ NICCHIA, MA RISORSA PER L'AGRICOLTURA DI QUALITÀ ( PDF - 102 kB )
A cura di Vanni Tisselli


