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DICEMBRE 2009 - anno 37°, n.12

DICEMBRE 2009 - anno 37°, n.12

Editoriale

Perchè deve crescere l'agricoltura organizzata

Tiberio Rabboni

C’è bisogno di più economia agricola organizzata. Non è una novità. È una vecchia necessità che purtroppo, ora, nel pieno di una crisi senza precedenti, non possiamo più permetterci di trascurare.

Senza una generale e diffusa crescita dell’agricoltura organizzata non cresce il valore della produzione e del reddito, non si conquistano nuovi mercati internazionali, non si difendono quelli interni dalla concorrenza straniera, non si ridimensiona lo strapotere della Gdo, non si prevengono i surplus produttivi, non si cambia l’iniqua ripartizione del reddito all’interno delle filiere agro-alimentari, nei rapporti con l’industria alimentare e con il consumatore finale.

Ma non si conseguono neppure economie di scala significative, riduzioni dei costi diretti ed indiretti, risparmi sui servizi e sulle forniture. E, difficilmente, ci si avvantaggia, con efficacia e tempestività, dei risultati della ricerca e dell’innovazione competitiva.

C’è dunque bisogno di una auto-riforma che faccia crescere l’agricoltura organizzata. Soprattutto qui, in Emilia-Romagna, dove tanto è stato fatto, ma dove, proprio per questo, si avverte con più acutezza la necessità di raggiungere nuovi traguardi. La Regione è pronta a fare la sua parte, sia per rilanciare gli strumenti tradizionali dell’economia agricola organizzata, a partire da quelli cooperativi, sia per arricchire la “cassetta degli attrezzi”, con nuovi strumenti e nuove forme organizzate.

La rete dei Consorzi agrari, ad esempio, può diventare un nuovo ed importante canale di agricoltura associata, ben oltre la tradizionale attività di fornitura di mezzi tecnici. Ma anche la vecchia discussione sull’utilità dei “distretti agro-alimentari” potrebbe approdare ad una disciplina regionale di sostegno a “reti di imprese agricole ed alimentari per comparti omogenei” che decidono volontariamente TIBERIO RABBONI di associarsi per cogestire funzioni e servizi di comune interesse (ricerca, formazione, assistenza tecnica, co-progettazioni, marketing territoriale, ecc.).

 

Un altro strumento di grandi potenzialità è senz’altro quello dei contratti-quadro tra agricoltori ed altre componenti della filiera agro-alimentare. Ne abbiamo avuto conferma anche di recente con la forte partecipazione di agricoltori associati al bando regionale per i progetti di filiera e con l’innovativo accordo con Barilla per sviluppare in Emilia-Romagna la coltivazione del grano duro di qualità. C’è poi da rilanciare lo strumento “organizzazioni dei produttori”, sia nei comparti dove queste erano legate agli aiuti Ue accoppiati, oggi in via di superamento, sia in quelli, come il lattiero-caseario, dove le Op non sono storicamente presenti.

Infine vanno esplorate le potenzialità delle società di scopo o similari per aggregazioni finalizzate, ad esempio, alla commercializzazione dei prodotti. Tutto ciò, ovviamente, senza dimenticare l’“agricoltura di gruppo”, che ha oggi nuove possibilità di crescita, in particolare dopo che l’Unione europea ha autorizzato il nostro Programma di sviluppo rurale a cofinanziare acquisti collettivi di attrezzature agricole tra più aziende dello stesso comparto. Insomma, tanti strumenti possibili per tante e diverse soggettività agricole e per un obiettivo davvero comune.

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