FEBBRAIO 2010 - anno 38°, n.2
Editoriale
La Pac dopo il 2013: rischi ed opportunità per l'Italia
Angelo Frascarelli
Nel 2008 è stata approvata l’ultima riforma della Pac, l’Health check, che ha definito le norme sul sostegno all’agricoltura fino al 2013. Nel frattempo è iniziato il dibattito sul futuro della Pac che avrà un’impennata in questo mese di febbraio, dopo la ratifica della nuova Commissione europea.
Il dibattito si concentrerà su due importantissimi temi: il bilancio finanziario dell’Ue per il periodo 2014-2018 e il futuro della Politica agricola comune. Due temi strettamente legati. Le decisioni sul bilancio comunitario dovranno rispondere ad alcune domande: quanta spesa per l’Europa dopo il 2013? Quale contribuzione al bilancio da parte dei Paesi membri? E soprattutto: quanta spesa per l’agricoltura?
Contestualmente, l’Ue dovrà affrontare alcune questioni specifiche per il settore primario: quali obiettivi deve perseguire la nuova Pac? Quali strumenti sono più coerenti al raggiungimento degli obiettivi? Come sarà ripartito l’onere finanziario della Pac tra l’Ue e gli Stati membri?
I primi orientamenti, emersi nel dibattito di questi ultimi mesi, hanno già messo in evidenza alcuni punti:
- la spesa della Pac, che attualmente assorbe il 38% del bilancio comunitario, sarà ridotta. La discussione si concentra sull’entità della riduzione;
- i pagamenti diretti potrebbero essere mantenuti, pur concentrandosi maggiormente sulla fornitura di beni pubblici (sicurezza e qualità alimentare, agricoltura sostenibile e cambiamento climatico);
- il Pagamento unico aziendale (Pua) non sarà più erogato in funzione dei livelli di produzione storici, perché rappresenta un modello sempre più difficile da giustificare. Tale sostegno subirà la maggiore decurtazione;
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la Pac dovrà intensificare le spese per alcuni obiettivi prioritari:
sviluppo rurale, cambiamenti climatici, ambiente, biodiversità; - la competitività e la modernizzazione dell’agricoltura dovranno essere rafforzate;
- gli strumenti di mercato saranno limitati alle reti di sicurezza (ammassi privati) e ad eventuali nuovi strumenti per l’assicurazione del rischio di mercato.
Questi orientamenti sono in linea con gli interessi dell’Italia? Il nostro Paese è sempre stato penalizzato dai pagamenti diretti, perché storicamente aveva meno produzioni garantite e perché ha una superficie agricola inferiore rispetto ad altri Paesi. L’Italia sarebbe favorita da una Pac che premia i comportamenti virtuosi (“ti pago per quello che fai”), piuttosto che una Pac legata allo status storico di agricoltore (“ti pago per quello che sei”).
Un rimescolamento delle carte a favore di nuovi obiettivi (sviluppo rurale, valore aggiunto, occupazione, paesaggio, benessere animale, qualità alimentare) favorisce l’Italia rispetto all’attuale distribuzione indifferenziata del pagamento unico aziendale. In altre parole, una Pac contrattualizzata, una sorta di riaccoppiamento del sostegno a specifici obiettivi, rappresenta un’opportunità per il nostro Paese. Purchè le risorse finanziarie siano adeguate.
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